Medicina estetica - Terapie e trattamenti


TOSSINA BOTULINICA

Nel 1897 in Belgio venne isolata da Emile Pierre Van Ermengem la neurotossina prodotta da un ceppo di clostridium botulinum, responsabile della morte per avvelenamento da cibi conservati. Negli anni successivi, si intuì che differenti ceppi di clostridium botulinum producevano differenti sierotipi di tossina, fino a classificarne 5, nominati con le prime lettere dell'alfabeto. Nel 1980 Alan Scott pubblicò il primo lavoro sull'utilizzo della tossina botulinica nell'uomo. Egli dimostrò che l'indebolimento selettivo di alcuni muscoli extraoculari con infiltrazioni intramuscolari di tossina botulinica permetteva la correzione della deviazione pupillare nello strabismo.
Oggi la tossina di sierotipo A viene utilizzata nel trattamento di oltre una dozzina di patologie ed è considerata il trattamento di scelta in molte forme di distonia focale. Inoltre, alcune ricerche attuali vanno ben oltre la tradizionale indicazione di trattamenti per iper-attività focale di muscoli striati. La capacità della tossina di inibire il rilascio di acetilcolina dalle terminazioni del sistema nervoso autonomo a livello di tessuto ghiandolare o muscolatura liscia ha portato la ricerca a indagare sull'utilità di questo trattamento nelle forme di iperidrosi, in alcune particolari condizioni gastrointestinali inclusa l'obesità. Risultati promettenti si stanno ottenendo anche nel trattamento di sindromi come la cefalea e il dolore miofasciale.
Per quel che riguarda l'utilizzo della tossina botulinica di tipo A in Medicina e Chirurgia Estetica, la prima osservazione del miglioramento delle rughe d'espressione del terzo superiore del viso venno notata in pazienti trattati per blefarospasmo o per spasmo emifacciale e pubblicata nel 1992. Da allora molti lavori sono stati pubblicati su questo argomento, compresi alcuni lavori eseguiti in doppio cieco, che hanno confermato l'utilità della tossina botulinica in questo tipo di indicazione, sottolineando la estrema rarità di effetti collaterali.
Normalmente la quantità massima di tossina somministrata per scopi estetici durante ogni trattamento non supera mai le 100 unità, il che rende praticamente impossibile un avvelenamento da overdose anche se accidentalmente iniettata per via endovenosa. Non sono finora noti casi di tossicità sistemica risultato da iniezione accidentale o ingestione orale di tossina botulinica.
Il prodotto viene ricostruito con soluzione fisiologica, quindi viene conservato ad una temperatura di 3-5°. Esistono molte controversie riguardo il tempo che la tossina può rimanere conservata in frigo una volta ricostituita; si trovano esperienze che vanno dalle 4 ore, come raccomanda il foglietto illustrativo, fino a 30 giorni. Il problema risiede però non tanto nella relativa efficacia della tossina, ma nella sterilità: infatti la ricostituzione viene eseguita con semplice soluzione fisiologica, sena conservanti. L'esperienza ha dimostrato che facendo attenzione a maneggiare in maniera sterile la fiala di tossina, la conservazione non ha presentato problemi fino a una settimana dalla ricostituzione.
Come già detto, esistono molte indicazioni all'utilizzo della tossina botulinica di tipo A in campo estetico. Principalmente il trattamento delle rughe d'espressione del terzo superiore del viso: glabellari, frontali e periorbitarie.
Poiché il trattamento prevede un'azione indiretta, vale a dire non sull'inestetismo, ma sulla causa della sua formazione, cioè i muscoli mimici, è bene ricordare che l'operatore abbia impresso le nozioni base sull'anatomia e la funzione dei muscoli mimici del volto interessati e che la sua esperienza nell'utilizzo della tossina botulinica sia datata.
La tossina botulinica non deve essere somministrata in pazienti con noti disordini neuromuscolari (miastenia grave, sindrome di Eaton-Lambert, malattie a carico della placca neuromuscolare), o con ipersensibilità agli ingredienti presenti nella formulazione: tossina botulinica, albumina umana, soluzione salina. Ulteriore controindicazione è rappresentata dalla gravidanza e dall'allattamento.
È consigliabile, durante la fase post-trattamento, non applicare una pressione diretta nelle zone di iniezione (casco motociclistico, cubetti di ghiaccio, etc.), non praticare attività fisica nella giornata che richieda piegamenti della testa verso il basso. L'assunzione di farmaci antinfiammatori (FANS) potrebbe promuovere la formazione di ecchimosi. Soggiornare in ambiente pressurizzato, come un aereo, potrebbe aumentare la diffusione della tossina e quindi andrebbe evitato per ventiquattr'ore.

IO SONO » "Quando si suda troppo" ARTICOLO
IO SONO » "Quando si suda troppo"
"Sembra interessare più del 2% della popolazione. Ma gli studi epidemiologici sono estremamente limitati dalla non conoscenza di questa patologia, da parte dei medici, e dal fatto che i pazienti non parlano volentieri del loro problema"...PARTE I - PARTE II

SOFT-PEELING

Chemical peeling, o chemical peel, peeling chimico, o chemoesfoliazione: metodica che, nella sua accezione propria, consiste nell'applicazione di uno o più agenti ad azione esfoliante sulla cute e nei conseguenti effetti legati alla distruzione di porzioni di epidermide e/o derma e nella stimolazione di una loro corretta rigenerazione.
Il peeling chimico, nel suo significato più tradizionale, costituisce invece una ustione chimica programmata, finalizzata cioè alla rimozione dei difetti cutanei contenuti entro lo spessore di cute selettivamente danneggiata in conseguenza dell'applicazione degli agenti prescelti, alla rigenerazione dell'epidermide e, in certi casi, di parte del derma.
La peculiarità della metodica del chemical peeling è che l'effetto istologicamente rilevabile deve avvenire ad un livello ragionevolmente programmabile e reversibile, ovvero seguito dalla generazione di una "nuova" epidermide e, in certi casi, da un "nuovo" derma, sena che a questo consegue un difetto permanente (cicatrici, atrofia).
Gli agenti chimici ad azione chemoesfoliante hanno differenti proprietà chimiche, fisiche, diverse modalità di interazione con la cute, peculiarità di conservazione, come differente è il tipo e il grado di tossicità sistemica. Perciò, ancorché la profondità di azione sia, come detto, il criterio determinante nella scelta, ogni agente è selezionato in base alle sue caratteristiche e limiti al fine di ottimizzare la resa della metodica ed evitare spiacevoli conseguenze.
Le soluzioni chimiche applicate in strato singolo, hanno un azione cheratolitica essenzialmente sullo strato corneo, ma, applicandole in strati sovrapposti, è possibile produrre una epidermolisi più profonda, ancorché sempre ad un livello soprabasale.
Possono essere impiegate singolarmente, come in origine proposto, sfruttando l'azione blandamente esfoliante, in strato singolo, con applicatore di cotone o tampone di garza imbevuta e strizzata, sopo opportuna preparazione della cute con detergente ad azione sgrassante. L'applicazione produce un certo disagio per il paziente, per cui è opportuno procedere per subunità estetiche o applicazione la soluzione scelta su superfici non estese.
L'azione cheratolitica superficiale della soluzione si autolimita. Il frost, cioè lo sbiancamento della superficie epidermica, è abitualmente leggero nelle applicazioni di un singolo strato,(a suo completamento si effettuano delle spugnature e/o degli impacchi con garze per dare sollievo al paziente e diluire i residui di soluzione), ha aspetto "polveroso" e ne deriva un modico eritema: la desquamazione che si manifesta nei giorni successivi è abitualmente moderata e si risolve in pochi giorni.
La tipica azione ricercata in questo trattamento di chemoesfoliazione è l'omogeneizzazione dell'aspetto della superficie cutanea, che assume una maggiore compattezza e levigatezza. Il trattamento è soprattutto indicato nel risolvere problematiche relative a photoaging di grado lieve, discromie e acne comedonica.

DERMOGRAFIA O TATUAGGIO MEDICO/ESTETICO

I tatuaggi cutanei vengono praticati fin dalla preistoria. I tatuaggi possono essere divisi in due gruppi distinti:
  • il tatuaggio sociale
  • il tatuaggio con scopo terapeutico ricostruttivo o estetico.
Il tatuaggio sociale può essere a sua volta suddiviso in tatuaggio etnico (appartenenza tribale), tatuaggio sociale (guerrieri, nobili) e tatuaggio simbolico (sentimentale, sessuale e religioso).

Il tatuaggio a scopo medicale (terapeutico), per il quale si preferisce usare il termine di dermografia, è un tatuaggio di tipo correttivo, che serve per ricreare il normale aspetto cutaneo o delle mucose quando questo risulta alterato da qualche patologia o da qualche intervento terapeutico.
La grande varietà di colori che può presentare la pelle umana è il risultato della presenza simultanea, in proporzioni variabili, di melanina, di ossiemoglobina, di emoglobina ridotta e di carotene.
La deposizione di pigmenti che non vengono riassorbiti all'interno del derma permette di correggere l'equilibrio cromatico cutaneo in maniera efficace e permanente.

Sono molte le indicazioni cliniche della demografia. Questa metodica, tuttavia, viene utilizzata principalmente nella ricostruzione del complesso areola-capezzolo, per ricreare la pigmentazione aureolare naturale, o per camuffare esiti cicatriziali anche in regioni, come quella del sopracciglio o quella della barba negli uomini, dove viene ricreato l'aspetto punteggiato dovuto ai peli rasati.

In particolare, nella correzione degli esiti cicatriziali, risulta particolarmente utile quando il trauma o l'intervento chirurgico, hanno coinvolto zone nelle quali la colorazione cutanea subisce brusche variazioni, come labbra e la regione periareolare. In questo caso, grazie alla demografia, si può restituire continuità alla linea di confine cutaneo -semimucosa e cutaneo-areolare.

La demografia medicale è una metodica in costante evoluzione. I materiali utilizzati sono:

  • pigmenti di provenienza vegetale o minerale (esistono in commercio numerosissime tonalità, atossiche, pressoché inerti);
  • gli aghi monouso singoli o multipli;
  • le penne dermografiche;
  • i motori.
L'ago viene collegato alla penna dermografica e viene guidato da un cilindro cavo che funge a sua volta da serbatoio per il pigmento. Il motore provoca un movimento di vibrazione dell'ago grazie alla rotazione di un asse eccentrico con il quale esso è solidale. Il riempimento del dermografo avviene per capillarità immergendo lo strumento all'interno del contenitore per il pigmento e azionando il movimento vibratorio.
La cute che essere tatuata deve essere detersa e disinfettata. Nella maggior parte dei casi non è necessario effettuare un'anestesia locale, o si può ricorrere agli anestetici topici tenuti in occlusione. La scelta dell'ago è in funzione dello spessore della pelle da trattare e dell'area cutanea; si può lavorare con ago singolo o aghi multipli.
Attenzione! ATTENZIONE!  È fondamentale per a prevenzione di molte malattie infettive che per la metodica vengano utilizzati materiali monouso a perdere.
All'inizio la correzione cromatica deve essere minima, sia per quel che riguarda la tonalità che per la profondità di impianto del pigmento. È molto più semplice successivamente procedere ad uno scurimento della zona da trattare che ad uno schiarimento. Dopo ogni passaggio si pulirà la cute con un batuffolo di cotone per rimuovere l'eccesso di pigmento e valutare il risultato cromatico. Al termine della prima seduta verrà pulita la zona con un liquido antisettico e saranno applicati antinfiammatori o antibiotici per uso topico in crema. Il paziente dovrà evitare la fotoesposizione per alcuni giorni.

Il paziente viene convocato per una seconda seduta a distanza di quattro settimane. Prima che questa venga effettuata deve essere verificata l'assenza di reazioni allergiche al pigmento. Poi si controllano le modificazioni cromatiche occorse con il passare del tempo e l'assestamento del colore all'interno del derma.
A questo punto si procederà nella preparazione di una nuova tonalità, partendo dal colore utilizzato durante la prima seduta, ed effettuando tutti gli opportuni aggiustamenti che si renderanno necessari.

La dermografia è una tecnica semplice, altamente riproducibile e ben codificata. La gamma cromatica disponibile è molto ampia e ci permette di ottenere tutte le tonalità cutanee. Come tutte le metodiche necessita di prudenza e di una elevata competenza professionale.

ODONTOIATRIA AI FINI ESTESTICI

La conservazione del tono muscolare del volto è stata sempre espressione di salute fisica, di efficienza e di vigore, associata al periodo della giovinezza; le occhiaie, le rughe ed i cedimenti dei tessuti, di contro, sono stati sempre associati alla vecchiaia ed alla malattia. Non bisogna mai trascurare l'importanza del tono muscolare, dunque, e bisogna sempre considerare che la perdita della tonicità, ed il conseguente invecchiamento, sono processi determinati da cause molteplici.
La pelle ad esempio, è l'organo che per eccellenza evidenzia più di tutti gli altri i segni del trascorrere del tempo e della malattia. Ovviamente maggiore sarà l'esposizione della pelle ad agenti favorenti l'invecchiamento (sole, freddo, caldo, radiazione, etc.), maggiore sarà il coinvolgimento della pelle e dei suoi strati più profondi, come il tessuto connettivo.
Il tessuto connettivo, i muscoli sottostanti, lo scheletro del viso, l'apparato dentale, determinano nel viso la forma ed il volume. Il tessuto connettivo, tramite le sue riserve d'acqua e grassi, assicura quella elasticità tipica dei tessuti del volto durante la giovinezza.
L'ulteriore senescenza del viso appare in seguito per il sopraggiungere del degrado, più o meno appariscente, dei tessuti muscolari, ossei e dentari.

Al di là delle rughe di espressione che compaiono sulla fronte e nella zona periorbitaria, la degradazione più grave si osserva nella parte inferiore del viso, esattamente nella zona del sorriso, a causa dei fenomeni di senescenza dei tessuti dentali e gengivali, che a volte possono alterare la fisionomica del viso determinando nei pazienti problemi funzionali e psicologici resi ancora più evidenti dai difetti della mimica e della fonazione.

Soltanto attraverso una stretta collaborazione fra le differenti discipline mediche e chirurgiche si potrà ridare al nostro paziente una restituzione parziale, o totale, della sua primitiva immagine corporea, sempre nel rispetto dell'armonia e della naturalezza.

Secondo alcuni studi, si è rilavato che gli uomini sono fortemente attratti, come primo impatto visivo, dagli occhi e poi dal sorriso delle donne; inversamente le donne sono attratte dapprima dal sorriso e quindi dallo sguardo degli uomini. In sostanza, si è sempre attribuito agli occhi ed al sorriso, sin ai tempi più remoti, una grande importanza sociale.

Ma per poter raggiungere il risultato estetico nei nostri pazienti bisognerà sempre iniziare da una diagnosi accurata non solo strettamente dei denti, ma di questi in un contesto globale, condizione necessaria per procedere nel trattamento restaurativi protesico-odontoiatrico; infatti per poter migliorare l'aspetto del paziente, sarà nostro compito non solo quello di valutare la forma e la funzione dei denti, ma tutto il quadro che riguarda l'antropometria del volto ma anche la personalità, lo status, lo stile di vita, il sesso, la professione e tutte quelle altre caratteristiche che distinguono un individuo da un altro, diventando attenti osservatori del "tutto".
Il sorriso è una parte integrante del viso e più in generale, di tutta la persona: esprime la sua bellezza, l'età, la personalità, la propria giovinezza.

La realizzazione di un manufatto protesico estetico richiede delle accurate conoscenza di meccanica strutturale, metallurgia, chimica, biologia, colorimetria e percezione estetica. Oltre a tutto questo si richiedono agli operatori una ottima manualità e delle sottili capacità intuitive, altrimenti rimarrà improbabile che il paziente possa ottenere un restauro che, oltre a favorire una salute parodontale, doni un aspetto naturale e piacevole al proprio sorriso ed al proprio volto.
Al fine di poter ridare ai tessuti soprastanti un sostegno adeguato, oggi la gamma dei materiali è addirittura infinita. Proprio per questo motivo, il professionista no deve assolutamente farsi influenzare dalla innovazioni presentate quasi quotidianamente da ormai tutti le industrie del settore, che decantano risultati addirittura miracolosi, esaltando quella qualità fisica o quella qualità biologica. Molti degli insuccessi estetici in campo protesico non sono determinati da un materiale piuttosto che da un altro, bensì molte volte dalla ignoranza merceologica e soprattutto tecnica dell'operatore che la esegue.
La terapia protesica oggi si avvale di presidi dai più conservativi ai più demolitivi, che vanno dal semplice rifacimento fino alle faccette in ceramica o alle corone interamente in ceramica o supportate al loro interno da oro puro elettrogalvanizzato.
La scelta di una soluzione piuttosto che l'altra dipende esclusivamente dalla conoscenza dell'operatore, da una corretta diagnosi, e dalle reali aspettative dei nostri pazienti.
Su denti diastemati, o leggermente erosi, o leggermente disallineati, si può ottenere un successo estetico mediante le faccette in ceramica; su denti fortemente demoliti, ormai discromici, fratturati o con presenza di grosse carie, sarà invece elettiva la terapia mediante corone interamente in ceramica o in metallo-ceramica.
Negli edentuli, grandi sono le opportunità di restituire semplicemente attraverso una protesi mobile adeguata, non solo una estetica eccellente ma una buona protrusione labiale, un buon profilo, un filtro nasale evidente e la riduzione drastica di u profondo solco naso-genieno, purtroppo assai evidente in questa situazione patologica.

Il paziente che ci consulta per un "problema estetico" ha già analizzato soggettivamente le propri disarmonie orali e del viso; tuttavia è nostro dovere chiarire denti di noi innanzitutto le reali esigenze del paziente, che nascono sempre da problemi psicologici e di insicurezza, di non accettazione della propria immagine corporea, e bisognerà prestare molta attenzione ai desideri dei nostri pazienti, senza però accondiscendere a qualsiasi, a volte, astrusa ed impossibile richiesta. Il nostro dovere etico è quello di fornire sempre ai nostri pazienti una spiegazione completa del trattamento, rendendoli consapevoli delle nostre capacità e possibilità, rispetto ai loro desideri e alle loro aspettative interiori. Il rispetto della naturalezza è una ricerca estremamente difficile ed impegnativa che non ha nulla a che vedere con il concetto di estetica oggi trasmesso dai mass media.
Ricordiamo sempre ai nostri pazienti che il restauro di un sorriso, ma anche del viso, è quello che ha la maggiore naturalezza ed il migliore adattamento biofisiologico.

Bisogna sempre ricordare che la vera, bella restaurazione è quella che non si vede!!

ENDERMOLOGIE

SCHEDA DI VALUTAZIONE


Il ruolo della fisioterapia riabilitativa dopo interventi di chirurgia plastica è ancora sottovalutato rispetto alle altre discipline quale la chirurgia generale e quella ortopedica.
Velocizzare i tempi di recupero post-operatorio, trattando le cicatrici anche nelle fasi iniziali e sollecitando così la scomparsa di edemi ed ecchimosi, consente di migliorare il processo di cicatrizzazione e contemporaneamente influenza la ripresa della vita sociale e di relazione del paziente con effetti benefici anche dal punto di vista psicologico.
L'effetto del massaggio per migliorare l'elasticità ed il trofismo dei tessuti cutanei e sottocutanei è del resto ben noto: l'applicazione di presidi intermittenti facilita la circolazione stimolando soprattutto lo svuotamento dei vasi capillari risolvendo situazioni di stasi e/o edemi sia linfatici che venosi.
In particolare il trattamento mediante massoterapia manuale degli esiti cicatriziali determina una mobilizzazione della cicatrice che viene scollata dei piani sottostanti e contemporaneamente una stimolazione delle fibre collagene ed elastiche che tendono a rimodellarsi.

L'Endermologie o LPG è una delle tecniche di massoterapia "meccanicamente assistita" che consente di eseguire più rapidamente, con minor sforzo ed in modo più standardizzato, il massaggio dei tessuti cutanei e sottocutanei.

L'acronimo LPG deriva dalle iniziali dell'ingegnere francese, Louis Paul Guitay. Alla fine degli anni '70 l'ingegnere, che in seguito ad un incidente stradale aveva riportato numerosi esiti cicatriziali, ideò un dispositivo per il massaggio che consentisse di eseguire il trattamento in modo più rapido, più standardizzato e con meno fatica per il fisioterapista.
Tale dispositivo, dopo aver superato le varie fasi di sperimentazione fu messo a punto e commercializzato da una società francese, l'LPG System, nel 1986. L'apparecchio consta di un elemento centrale con un motore elettrico ed un computer in cui sono stati inseriti i programmi di trattamento, e delle "teste di trattamento", rispettivamente una principale ed altre più piccole definite accessorie, tutte costituite da rolli ruotanti in grado di generare pressioni positive e negative intermittenti e tali da effettuare un vero e proprio massaggio sui tessuti cutanei e sottocutanei.
Nel 1991 inizialmente la si utilizzò per il trattamento di cicatrici detraenti; nel 1995 e nel 1996 studi mostrarono l'utilizzazione dell'apparecchio sia nelle cicatrici da ustione sia nella riabilitazione per stress muscolare. Nel 1997, viene introdotto l'uso dell'LPG come terapia adiuvante peri-operatoria in interventi di liposuzione e nel trattamento della cellulite. Nel 1998 si pubblicò il primo studio sperimentale eseguiti mediante termografie, ecografie ed esami doppler dimostrando alcune variazioni su cute e sottocute, quale un aumento del tono elastico, del flusso linfatico ed ematico, un incremento dell'ossigenazione cellulare ed una ristrutturazione del tessuto connettivo con rimaneggiamento e neo-produzione di fibre collagene ed elastiche.
Dal 1999 le tecniche elettive sono: le cicatrici in fase precoce, le cicatrici ipertrofiche e gli esiti cicatriziali tardivi, l'insufficienza venosa e la stasi linfatica, il rimodellamento del profilo corporeo particolarmente in presenza di cellulite e nel periodo pre- e post- operatorio di interventi di liposuzione e addominoplastica.

Il computer della macchina è pre-impostato per tre diversi programmi:
  • Endermologie
  • Terapeutico
  • Sport
I parametri pre-impostati, che variano da un programma all'altro, sono il modo continuo o ritmato; altre variabili, esclusivamente dipendenti dall'operatore.
I parametri della macchina possono essere adattati al singolo caso clinico consentendo trattamenti personalizzati, le variazioni sono ovviamente legate soprattutto dall'abilità e dall'esperienza del fisioterapista. Un accurato training è quindi fondamentale per ottimizzare il risultato finale.

A seconda delle indicazioni si possono consigliare diversi numeri di cicli. Un ciclo minimo prevede almeno 12 sedute. È di solito consigliabile iniziare con due o tre sedute a settimana per i primi quindici giorni e continuare successivamente con almeno una seduta a settimana. L'intervalla tra una seduta e la successiva deve essere minimo di due giorni e massimo di sette, mentre la durata della seduta va da un minimo di 11 minuti ad un massimo di 45 minuti.

Ulteriore approfondimento ULTERIORE APPROFONDIMENTO
"Messo a punto un apparecchio che riproduce gli effetti di un lifting senza ricorrere ai ferri del chirurgo, a patto che non si tratti di casi "disperati". Ad ottenere questi risultati sarebbe una macchina in grado di"...CONTINUA

Applicazioni:

Cicatricila fisioterapia delle cicatrici dipende dalla fase di cicatrizzazione nella quale si effettua il trattamento, che ovviamente è molto diverso a seconda che si tratti di una cicatrice in una fase precoce o piuttosto di un esito cicatriziale tardivo. Nella fase iniziale una cicatrice è nel periodo di infiammazione, in questa fase un buon drenaggio linfatico ed ematico consente una più rapida eliminazione di sostanze che possono favorire la formazione di cicatrici patologiche. Diversamente gli esiti cicatriziali tardivi sono caratterizzati da inestensibilità e aderenze; in questi casi la massoterapia deve influire più sul rimaneggiamento e rimodellamene della cicatrice, cercando di diminuire le aderenze e migliorando l'elasticità del tessuto.
Stasi linfatica e/o venosaquesta metodica, applicata correttamente, consente di superare il concetto isolato di svuotamento dei vasi, proprio del linfodrenaggio tradizionale, abbinando al miglioramento del deflusso linfatico e venoso, una stimolazione metabolica ed una ristrutturazione tessutali. Sulla base di alcuni studi eseguiti, sembra che l'Endermologie possa essere un trattamento importante sia nell'insufficienza venosa sia nel linfedema degli arti, e l'esecuzione del linfodrenaggio con questo nuovo sistema sembra ridurre la necessità di calze o bendaggi elastici. Per le indicazioni di tipo angiologico si consiglia una attenta valutazione da parte dello specialista, con screening accurati.
Body Contouringl'impiego dell'Endermologie nel trattamento peri-operatorio degli interventi di body contouring (liposuzione, lipectomia, liposcultura, addominoplastica) è, insieme al trattamento della cellulite, una delle indicazioni più richieste. La riduzione del compartimento adiposo nello strato sottocutaneo è ovviamente legata alla procedura chirurgica piuttosto che all'LPG, ma la massoterapia in questi casi ha molteplici finalità. Nel periodo pre-operatorio l'Endermologie favorisce il miglioramento della vascolarizzazione superficiale, riducendo l'eventuale presenza di edema ed incrementando l'elasticità cutanea, mobilizza inoltre il tessuto adiposo ed è quindi una sorta di trattamento dei tessuti preparatorio all'intervento chirurgico. Nell'immediato post-operatorio l'impiego della macchina agisce come vera e propria riabilitazione dei tessuti, accelerando la riduzione dell'edema e migliorando eventuali irregolarità superficiali.
PEFSil trattamento della cellulite è probabilmente l'indicazione primaria dell'Endermologie. La cellulite è per definizione una panniculopatia legata ad un'infiammazione cronica che determina una combinazione di edema da stasi e fibrosi del tessuto connettivo. La macchina tratta il tessuto cutaneo e sottocutaneo sede della patologiea a diversi livelli. Incrementando la vascolarizzazione e migliorando il deflusso venoso e linfatico agisce sulla componente di edema; la sollecitazione delle fibre elastiche e collagene determinano invece una ristrutturazione del tessuto connettivo con un complessivo miglioramento della componenti fibro-sclerotica. Sono normalmente necessarie almeno 5 applicazioni perché si possono cominciare ad apprezzare un miglioramento. L'entità del miglioramento, proporzionale al numero di sedute eseguito, si è dimostrato stabile nel tempo, in associazione ad un controllo delle abitudini alimentari e consigliando una attività sportiva periodica.

L'effetto del massaggio per migliorare l'elasticità ed il trofismo dei tessuti cutanei e sottocutanei è ben noto sin dall'antica Grecia e dell'antica Roma. La metodica Endermologie rappresenta un interessante e promettente trattamento complementare sia nel settore della chirurgia plastica e ricostruttiva,sia nella medicina estetica.

FILLER

Sin dai tempi più antichi, il viso è sempre stato tenuto in altissima considerazione ed è stato oggetto di cure anche attraverso l'uso di unguenti e di oli e, perché no, anche di trucco ed acconciature particolari.
Il primo vero chirurgo plastico della storia della medicina, Tagliacozzi, già più di 400 anni fa, citava "È solo la faccia che prima si guarda, per prima risalta allo sguardo, per prima piace o dispiace;.... Questa impressiona gli occhi degli uomini, questa conquista, questa crea repulsione, questa lancia i primi dardi dell'amore...".
Si è iniziato in tempi moderni a studiare e a codificare materiali e tecniche per ricostituire e colmare i segni sul viso dati dallo scorrere del tempo.
Alla fine degli anni '70 veniva prodotta una sostanza che poteva essere utilizzato per il riempimento e per la distensione temporale delle rughe del viso.
Nasceva allora il primo "filler" da utilizzarsi nel mondo della Medicina Estetica.
È difficile poter dare una definizione esatta del termine "filler" se non utilizzando la sua corretta traduzione dalla lingua inglese che vuol dire "riempiente". In verità si intende un materiale che viene iniettato nel viso e che si può presentare normalmente in soluzione gelatinosa, ma che può essere di natura solida o semi-solida o in sospensione.
Una caratteristica comune dei filler è che l'utilizzo degli stessi è una metodica squisitamente ambulatoriale. Non è necessario utilizzare alcun tipo di anestetico locale per via iniettiva, ma è sufficiente l'utilizzo coadiuvante di anestetici locali per uso topico. L'impianto del filler, quindi rientra completamente nell'ambito delle prestazioni corrente e tipiche della Medicina Estetica.
L'utilizzo dei filler è di esclusiva competenza del medico chirurgo e può essere eseguito anche in uno studio medico, senza la necessità di strutture con attrezzature specifiche particolari.
L'acquisizione di una conoscenza esatta della tecnica di impianto da parte del chirurgo è condizione necessaria ed indispensabile per ottenere un bon risultato.
La tecnica corretta permette, innanzitutto di avere un'omogenea distribuzione del materiale di avere una minima dispersione dello stesso durante l'impianto e di eseguire l'applicazione nel modo meno traumatico possibile.
Non prenderemo in esame alcun filler specifico e commercialmente definibile, ma valuteremo esclusivamente le diverse caratteristiche in maniera generica.
Nel quantificare l'efficacia dei materiali oggi a nostra disposizione, i parametri fondamentali sono i seguenti:
  • La permanenza dell'effetto correttivo
  • La totale sicurezza dei risultati nel lungo termine.
Tenendo ferme queste due caratteristiche comuni a tutti i filler, possiamo suddividere i materiali in commercio in tre differenti categorie.
  • Filler a completo riassorbimento
  • Filler a lento o parziale riassorbimento
  • Filler permanenti
La differente composizione chimica ed il relativo impatto nei tessuti regolano poi i meccanismi di riassorbimento.

Le caratteristiche per definire un "filler ideale" sono le seguenti.
  • Biocompatibilità
  • Maneggevolezza
  • Duttilità
  • Lunga permanenza
  • Mancanza di effetti collaterali
Tutto questo al fine di ottenere, come risultato, la completa soddisfazione delle aspettative del paziente.

L'utilizzo dei filler ha avuto una grandissima espansione negli ultimi anni, proprio grazie anche alla scarsa percentuale di rischi connessi alla metodica stessa. In verità, i problemi possono essere legati sia al tipo di materiale che viene utilizzato, sia al metodo di impianto.
I materiali che sono attualmente in commercio presentano un basso grado di allergenicità e per alcuni di questi prodotti è necessario eseguire un test intradermico per valutarne la sensibilità; altri prodotti invece, sono commercializzati senza che sia necessario eseguire il test stesso.
La valutazione dell'eventuale scatenarsi di reazione allergica deve essere lasciata al medico chirurgo il quale è obbligato ad eseguire una accurata anamnesi del paziente prima di poter intraprendere l'utilizzo di una qualsiasi di queste metodiche.

I rischi legati alla tecnica dell'impianto sono i seguenti:
· La comparsa di ematomi o di irritazioni cutanee in sede dell'impianto stesso
· Segni di iper-correzione
I segni traumatici relativi all'impianto stesso, normalmente si risolvono in breve tempo e sono generalmente causati dall'inesperienza dell'operatore; mentre i fenomeni di iper-correzione che conducono ad un risultato estetico non soddisfacente, possono essere di più grave entità.
L'aver utilizzato materiali a completo riassorbimento garantisce che qualsiasi distribuzione non corretta del materiale potrà riassorbirsi in un tempo medio-breve. Qualora vengano utilizzati materiali semi-permanenti o permanenti, l'errata distribuzione del materiale stesso può causare anche in estetismi relativamente gravi.

Attenzione! ATTENZIONE!  È per questo motivo che, da parte della Società di Medicina Estetica viene assolutamente sconsigliato l'utilizzo di materiali permanenti, non riassorbibili, in forma liquida; diventa difficile, se non impossibile, poter rimuovere o modificare impianti eseguiti in maniera non corretta.

TELEANGECTASIE E VARICI

Vene varicose e capillari dilatati, insieme alla cellulite, sono tra i disturbi più frequenti che interessano le gambe femminili. Non si tratta di un semplice problema estetico: sono, infatti, segno di una cattiva circolazione sanguigna a livello degli arti inferiori, che spesso caldo ed esposizioni al sole peggiorano. Possono anche provocare sensazioni fastidiose quali bruciore, dolore puntorio, pesantezza che si accentuano in ortostatismo e nella fase premestruale.
Varici e capillari evidenti dipendono da un cattivo funzionamento del sistema venoso degli arti inferiori, costituito da due complessi intrecci di vasi, localizzati uno in profondità, vicino alle ossa, e uno in superficie, al di sopra dei muscoli.
I canali venosi più piccoli e superficiali, i capillari, confluiscono in altri sempre più grandi, che fanno capo a due grandi vene: la grande safena e la piccola safena. La prima inizia dal margine interno del piede ed arriva fino all'inguine, la seconda inizia dal margine esterno del piede e termina nell'incavo del ginocchio.
I due sistemi si collegano tramite un terzo sistema, quello dei vasi perforanti, vene che portano il sangue dalla superficie in profondità. Tutte queste vene sono fornite di valvole, che obbligano il sangue a dirigersi verso il cuore e si richiudono per impedirne la caduta.

Quando il meccanismo delle valvole non funziona bene, a causa anche dell'indebolimento delle pareti delle vene che ne impediscono la perfetta chiusura, il sangue fatica a risalire verso il cuore e ristagna negli arti inferiori: di conseguenza le parte venose, a causa del maggiore volume che sono costrette a sopportare, si dilatano, formando le cosiddette vene varicose o varici, e i capillari si ingrossano e diventando visibili.

I fattori che possono influire negativamente su questo sistema sono molti. Innanzitutto la familiarità: la debolezza della parte venosa e l'insufficienza valvolare sono difetti che si possono ereditare dai genitori o dai parenti stretti. Anche gli squilibri ormonali, la sedentarietà, una gravidanza, l'esposizione al sole, la stipsi e il soprappeso possono giocare un ruolo negativo.
La visita specialista è fondamentale per stabilire il metodo di cura più corretto.
Comincia con un colloquio (anamnesi), durante il quale lo specialista, un flebologo o un angiologo, si informa su un'eventuale predisposizione familiare, sulle abitudini di vita e, sulla presenza di possibili fattori di rischio. Segue un'accurata visita medica, con palpazione dei vasi sanguigni in tutto il loro percorso.
A questo punto, per una diagnosi certa e verificare se il ristagno sanguigno interessa la circolazione superficiale o quella profonda, lo specialista richiede un ecocolordoppler.
Si tratta di un esame che consiste nel passare sulla gamba una sonda a ultrasuoni che permette di visualizzare le vene. In questo modo si notano con facilità le zone sfiancate e di ristagno del sangue.

I capillari, la parte estrema dei vasi sanguigni, sono i primi a risentire dei problemi di circolazione agli arti inferiori. Il risultato è che si ingrossano e diventano evidenti.
I capillari dilatati, tecnicamente chiamati teleangectasie, si presentano come una ragnatela di piccole venuzze di colore bluastro o rossastro, perfettamente visibili sulla pelle a occhio nudo. Spesso sono il primo segnale di un disturbo venoso più profondo, come le varici.

Diversi sono i trattamenti utilizzati per l'eliminazione delle telangectasie:

Scleroterapiauno dei primi trattamenti, ma ancora oggi uno dei più eseguiti. La tecnica poco invasiva, viene eseguita in ambulatorio senza anestesia poiché e praticamente indolore. Lo specialista inietta nel capillare dilatato una soluzione "sclerosante", una sostanza che fa sì che le parete interne del piccolo vaso si avvicinino fra loro e si saldino. La circolazione viene bloccata e la teleangectasia si cicatrizza, diventando invisibile. La soluzione viene iniettata tramite alcune microiniezioni. Le sedute durano 30-40 minuti e sono eseguite ogni 7-15 giorni circa. Se sono stati trattati vasi di almeno 3-4 millimetri è necessario utilizzare una fasciatura, mentre in caso di vasi più piccoli è sufficiente applicare un cerotto per un paio di giorni. Possono comparire piccoli ematomi, ma è possibile riprendere subito le normali attività, anche quelle sportive. La terapia sclerosante non è affatto semplice, come comunemente si ritiene e quindi va praticata da mani esperte.
Trattamento laserrealizzato in ambulatorio, senza anestesia, da specialisti esperti, il laser è indicato soprattutto per il trattamento dei capillari di colore rosso. Prima della cura è sempre necessario identificare il tipo di pelle della persona perché la luce laser, a seconda dell'epidermide, penetra in modo diverso nei tessuti. Infatti se la pelle è molto chiara serve una radiazione meno intensa, mentre se è scura o olivastra, è, invece, necessaria la massima energia. Lo specialista utilizza il laser a diodi, una luce particolare in grado di selezionare solo l'emoglobina del sangue, senza danneggiare i tessuti circostanti. Questa luce, proiettata in corrispondenza della telangectasia, emette un'energia che distrugge il sangue che ristagna in quel punto facendo chiudere il capillare. Nei giorni successivi al trattamento il capillare, lentamente viene riassorbito dall'organismo. Il numero delle sedute varia a seconda dell'estensione e della resistenza dei capillari. Lo stesso trattamento può essere effettuato anche con la luce pulsata che può trattare un'area più estesa, ma con minore selettività. La luce pulsata non riesce , inoltre, ad agire in profondità. La zona può rimanere arrossata e indolenzita o leggermente gonfia. Va protetta per qualche giorno con garze sterili. È possibile riprendere subito tutte le attività, ma è necessario non esporre al sole la parte: il laser potrebbe far comparire macchie scure.

Le varici sono dilatazioni venose di maggiori dimensioni e situate a maggior profondità rispetto alle teleangectasie. Si presentano come sottili linee blu sulle gambe e, nei casi più seri, come vene permanentemente ingrossate, tortuose e nodose. Si distinguono in varici primitive e varici secondarie. Le primitive interessano un tratto di una o più vene del sistema circolatorio superficiale o del sistema dei vasi perforanti, ma non coinvolgono mai il circolo profondo. Dipendono da una debolezza congenita delle pareti delle vene che tendono a "cedere". Le varici secondarie si formano a causa di vari processi che impediscono al sangue di scorrere in una o più vene del circolo profondo. Di conseguenza il sangue è costretto a invertire la direzione di scorrimento e arriva nel circolo superficiale dove provoca la dilatazione delle pareti dei vasi.

Ecco le tecniche più diffuse per il trattamento delle varici::

Flebectomiasi tratta di un intervento adatto soprattutto per le varici che colpiscono i rami della vena safena. Si segue in anestesia locale e in regime ambulatorie. Il chirurgo pratica alcune piccolissime incisioni lungo le varici; il numero varia in base alla lunghezza del tratto di vena sul quale si deve intervenire (si va da 4-5 fino anche a 50 e oltre). Attraverso queste incisioni inserisce piccoli strumenti a uncino che consentono di "arpionare" e asportare tutte le vene malate. Non è necessario applicare punti o particolari medicazioni. Dopo l'intervento la persona resta in osservazione per una o due ore prima di tornare a casa. Di solito sulle gambe compaiono alcuni ematomi: quando le vene vengono asportate si formano infatti, piccoli coaguli di sangue. La persona, però, non avverte dolore. Per rimarginare le ferite è sufficiente applicare un bendaggio per qualche giorno. È possibile riprendere subito le normali attività quotidiane; per praticare sport è necessario invece attendere alcuni giorni.
Stripping safenicosi tratta dell'estrazione della vena safena dalla gamba. Esistono due tipi di stripping: quello corto e quello completo. Lo stripping corto è il meno traumatico e viene solitamente praticato in anestesia locale. È indicato quando occorre intervenire nel tratto di vena safena compreso fra inguine e ginocchio. Quello completo dura circa un'ora e richiede il ricovero ospedaliero, in taluni casi con anestesia generale. È consigliato in caso di varici molto estese e dolorose. L'intervento più diffuso è lo stripping corto. Lo specialista esegue due piccolissime incisioni, una all'altezza dell'inguine e una del ginocchio. Quindi, isola e lega la vena e attraverso una sonda, la sfila verso il basso e la estrae dall'incisione praticata nel ginocchio. Con lo stripping completo si sfila tutta la vena safena. Questo tipo di intervento non è più molto diffuso perché si rischia di strappare, insieme alla vena, anche il nervo safenico. Gli specialisti preferiscono utilizzare lo stripping corto ed eliminare il resto della vena ed eventuali altri vasi dilatati con l'aiuto di altre tecniche. La parte interessata dal trattamento viene protetta con una calza e un bendaggio elastico. Il bendaggio viene rimosso dopo alcune ore, mentre la calza, che può essere tolta la sera prima di andare a dormire e reindossata al mattino prima di scendere dal letto, va portata per circa 20-30 giorni. Lo stripping traumatizza i tessuti e provoca ematomi soprattutto sulla coscia. Si può avvertire dolore, ma di modesta entità. La persona è in grado di svolgere le mansioni più semplici, ma deve aspettare qualche giorno prima di riprendere tutte le attività.

FISIOCHINESITERAPIA IN CHIRURGIA E MEDICINA ESTETICA

L'aspetto estetico di un soggetto è correlato anche alla sua efficienza fisica; quest'ultima permette di rallentare l'insorgenza e l'evoluzione di tutti quei fenomeni degenerativi legati all'invecchiamento ed alla cattiva funzionalità delle strutture organiche. Un tono muscolare ed un trofismo ottimali, una corretta funzionalità cardiocircolatoria e respiratoria, una giusta quantità di massa grassa corporea, tutte dipendenti da una buona attività fisica e da un'idonea igiene alimentare, possono essere considerati fattori favorenti il conseguimento di un soddisfacente aspetto estetico.
Il raggiungimento di una buona efficienza fisica caratterizzata da un'effettiva integrazione di resistenza cardiorespiratoria, forza, flessibilità, coordinazione e composizione corporea, permette all'organismo di aumentare le proprie capacità funzionali, ottimizzando le risposte agli stress psicofisici e migliorando lo stato di benessere generale. Può migliorare, inoltre, la qualità di vita correggendo le cattive abitudini della civiltà industriale, caratterizzata da ridotta attività muscolare e da un'alimentazione in genere eccessiva.
Gli aspetti preventivi e curativi dell'esercizio fisico non si esauriscono qui ma acquistano un'importanza fondamentale sia nel periodo che precede l'intervento chirurgico, sia nel decorso post-operatorio quando il recuperare l'efficienza fisica lesa dall'intervento diventa determinante al fine di ottimizzarne l'esito.
Per esempio in un intervento di mastoplastica riduttiva o mastopessi, potrà risultare necessario preparare la paziente suggerendo oltre esercizi di mobilizzazione e bonificazione della zona del copro interessata dall'intervento (schiena, articolazione della spalla, muscoli pettorali, dorsali, etc).
Per quanto riguarda il decorso post-operatorio, troppo spesso il paziente sottoposto ad intervento chirurgico, constatato il buon esito tecnico dell'operazione, è "abbandonato" a se stesso senza l'esistenza di un filo che lega la guarigione biologica con il completo recupero. È importante in questa fase che si proceda con cautela ed attenzione seguendo tappe ben precise valutando le reali condizioni del paziente per ricondurlo alla perfetta efficienza.

Attenzione! ATTENZIONE!  Determinante diventa l'intervento di medici e terapisti specializzati nella riabilitazione che sappiano guidare il paziente attraverso metodiche specifiche al fine di un recupero funzionale dell'organismo o della parte interessata dall'intervento; è questo il compito della cinesiterapia cioè l'insieme delle tecniche terapeutiche basate sul movimento.

L'obiettivo generale è aiutare il paziente a prendere coscienza del proprio corpo e imparare a controllarlo nelle posizioni e nei movimento quotidiani, ricercare una fisiologica mobilità articolare attraverso esercizi di mobilizzazione e posture e allungamento muscolare, miglioramento delle condizioni generali (coordinazione, equilibrio, efficienza cardiocircolatoria e respiratoria).

Oltre alla cinesiterapia attiva e passiva anche la rieducazione posturale assume un ruolo importante nell'ottimizzazione delle metodiche proposte dalla Medicina Estetica. Il ricondizionamento posturale diviene necessario quando ci si trova di fronte ad una serie d'atteggiamenti errati (dorso curvo, scapole alate, ginocchia valghe, etc.), che il corpo mantiene riducendo così l'esito già positivo dell'intervento di chirurgia estetica.
Vale a questo punto spendere alcune parole sul concetto di "postura".
Per postura si intende ciascuna delle posizioni assunte dal corpo, contraddistinta da particolari rapporti tra i diversi segmenti somatici. La postura più corretta è quella che consente la massima economia, il massimo comfort e la massima efficacia.
Una corretta postura è un problema osteoarticolare, miofasciale e sensoriale, gli arti inferiori, il bacino, il rachide, la cranio-mandibola sono stazioni d'adattamento posturale e ognuna di loro può essere causa di errore di postura. È evidente come lo studio della postura sia oramai una branca della medicina che coinvolge una vasta gamma di specialisti che dovrebbero interagire per risolvere i problemi di una non corretta postura.
Un valido aiuto per un allineamento dei segmenti corporei si può trovare in alcune ginnastiche studiate appositamente.
Ci sembra doveroso accennare brevemente all'utilizzo degli apparecchi di elettrostimolazione: questi apparecchi sono dotati di elettrodi a placca che vengono applicati ai muscoli per stimolarne, attraverso brevi e leggeri impulsi elettrici, la contrazione; è una metodica da utilizzare quando l'intervento chirurgica non abbia interessato direttamente il tessuto muscolare. L'elettrostimolazione è un valido mezzo di allenamento muscolare non invasivo, che utilizza una via naturale e fisiologica, senza creare problemi quali le patologie da sovraccarico.

ESTETICA E COSMETICA APPLICATA

Nella società post-moderna la bellezza e la cura del corpo sono diventate simbolo della ricchezza e del benessere.
Il sentirsi "belli" oggi, non è una velleità od un'oziosa fantasia, bensì una necessità ontologica che ci permette di conoscerci meglio, di stare meglio con noi stessi e con gli altri, di esprimerci con sincerità e dignità in ogni nostra scelta di vita.
Oggi è più che mai auspicabile costruire un legame tra professionisti di più categorie e favorire un'armoniosa e paritaria collaborazione che, nel rispetto dell'etica professionale e dei ruoli specifici, sicuramente darà al pubblico un'alta garanzia di sicurezza e di risultati.

Un cosmetico ben formulato, oltre a servire come preventivo e coadiuvante nel combattere la comparsa di rugosità, aiuta a mantenere l'integrità cutanea ed il suo equilibrio idrico. È indubbia l'utilità di trattamenti e preparati a base di collagene, elastina, vitamine e derivati vegetali. L'ideale è cercare di ridare al derma i glicosoaminoglicani, le glicoproteine ed il NMF (natural moisturising factor) la cui funzione diventa carente con l'età. Queste molecole trattengono l'acqua e permettono il mantenimento del tono del tessuto connettivo dermico, oltre a favorie gli scambi tra le sostanze fondamentali.
Per adottare le giuste abitudini cosmetiche, è necessario che il dermatologo abbia eseguito una analisi personalizzata della pelle. La valutazione cutanea serve a conoscere il biotipo e il fototipo cutaneo, a stabilire un bilancio funzionale e il grado di invecchiamento della pelle in esame e a monitorare i parametri cutanei durante un trattamento cosmetico.
La valutazione dello stato della pelle è utile a qualsiasi età per prevenire, attraverso i cosmetici più adeguati, i segni del tempo. Eseguita la valutazione cutanea, il passo successivo è la formulazione del consiglio cosmetico.
In ogni caso, è importante dal punto di vista cosmetologico agire sulla superficie dell'epidermide che con il tempo tende a disidratarsi ed a perdere elasticità.
Oggi la Medicina Estetica, l'estetica e la chirurgia plastica possono intervenire in maniera significativa per contrastare gli in estetismi ed i difetti di carattere strutturale e di invecchiamento del viso e del corpo.
Risulta, però chiaro che per raggiungere risultati soddisfacenti bisogna informare bene il paziente ad un corretto utilizzo dei cosmetici.