Chirurgia estetica - Problematiche e interventi


ADDOMINOPLASTICA

L'addominoplastica consiste in un intervento di rimozione del tessuto adiposo in eccesso e delle pieghe cutanee nella parte centrale e bassa dell'addome, al fine non tanto della riduzione del peso, quanto di tendere la parete addominale e migliorare l'aspetto di un addome prominente. La dieta e l'esercizio fisico da soli non possono produrre tale risultato poiché questa situazione è spesso accompagnata dall'allontanamento dei muscoli addominali fra loro e dall'indebolimento della parete addominale. Le smagliature, quando possibile, vengono rimosse con l'eccesso di cute che viene asportata, comunque le smagliature presenti sulla cute rimanente dell'addome verranno soltanto migliorate ma non eliminate.
Residerà sempre all'intervento una cicatrice permanente che, a seconda del tipo di procedura, potrà anche estendersi da un fianco all'altro. L'addominoplastica è un intervento impegnativo e generalmente eseguito in sala operatoria in regime di ricovero, può accompagnarsi ad una liposuzione dell'addome, e richiede una degenza generalmente di 1-3 giorni.

Il candidato migliore per una addominoplastica è uomo o donna in buona salute, che presenta un ampio accumulo adiposo e/o cute addominale in eccesso, non migliorabile con la dieta e l'esercizio fisico.
Talvolta, anziché un'addominoplastica formale, potrà essere indicata una procedura meno complessa, definita "miniaddominoplastica", eventualmente combinata con una liposuzione, oppure una semplice liposuzione. Ogni caso, quindi, dovrà essere attentamente vagliato da un chirurgo esperto. L'intervento è particolarmente indicato per quelle pazienti che, dopo varie gravidanze, hanno "dilatato" eccessivamente la cute e muscolatura addominale. È peraltro necessario rimandare l'intervento se si pianifica un'ulteriore gravidanza, per non vanificarne l'effetto. La/il paziente deve essere psicologicamente stabile e realistica nelle sue aspettative. Difatti, è importante capire che l'addominoplastica potrà migliorare notevolmente l'aspetto, ma non permetterà necessariamente di conseguire la silhouette ideale desiderata e comporterà una cicatrice permanente. L'addominoplastica può poi essere particolarmente utile nelle pazienti più anziane con elasticità della pelle diminuita, che non possono ottenere con una semplice liposuzione gli stessi risultati delle pazienti più giovani con cute elastica. L'addominoplastica, infine, comporta rischio aumentato per pazienti con alcuni problemi di salute come i diabetici, i cardiopatici o pazienti affetti da problemi polmonari, ed anche , talora, in chi ha sostenuto pregressi interventi chirurgici all'addome.

L'INTERVENTO
Questo tipo di intervento si esegue in anestesia generale, (cioè a paziente completamente addormentato), eseguita da un anestesista in sala operatoria. Sarà somministrata una certa quantità di fluidi per via endovenosa durante l'intervento e a volte anche il giorno successivo. Successivamente sarà possibile tornare ad una dieta regolare. L'intervento richiede circa 3-4 ore. Generalmente sono necessarie due incisioni: una, nella porzione più bassa dell'addome, proprio al di sopra della linea dei peli del pube che si prolunga lateralmente, piuttosto lunga, fino ai fianchi; l'altra, piccola, circolare intorno all'ombelico, in quanto molto frequentemente l'intervento richiede una risistemazione dell'ombelico in una posizione più alta. La cute ed il grasso sottocutaneo sono ampiamente sollevati dai piani sottostanti; se è necessario, in questa fase viene riparata la parete addominale mediante l'accostamento dei muscoli retti. Infine, i tessuti superficiali vengono stirati verso il basso e in dentro, l'ombelico viene trasposto nella sua nuova posizione, e l'eccesso di cute e grasso viene asportato. Due piccoli tubi di drenaggio morbidi vengono inseriti nella ferita al fine di raccogliere il sangue ed il siero che potrebbero accumularsi. Tali drenaggi vengono rimossi senza dolore al momento della prima medicazione. Le incisioni chirurgiche sono chiuse con punti di sutura o con graffette metalliche. Si applica infine un'abbondante medicazione compressiva che, quando viene rimossa alla prima medicazione dopo 2-3 giorni, viene sostituita da una guaina che poi dovra essere indossata permanentemente per 4 settimane. I punti o le graffette vengono rimossi entro la 10° giornata.
Nella "miniaddominoplastica", cute e tessuti sottostanti vengono "scollati" solo tra l'incisione soprapubica, più corta, e l'ombelico, senza trasporre quest'ultimo. Sarà poi effettuata una "plicatura" (riaccostamento) dei muscoli retti ed una eventuale liposuzione associata. La procedura è indicata soprattutto per un eccesso di tessuto sotto l'ombelico, è più rapida di un'addominoplastica completa, e può talora essere effettuata anche in anestesia locale con sedazione cosciente (la paziente mantiene uno stato di relativa coscienza, pur risultanto opportunamente sedata con farmaci endovenosi ad opera dell'anestesista) in regime di day hospital (senza degenza).

RIPRESA DELL'ATTIVITÀ FISICA
La paziente dovrà stare prevalentemente a riposo con solo attività domestiche leggere consentite per la prima settimana, poi aumentare le attività consuete e sociali gradualmente per la settimana successiva e la seguente ancora. In misura variabile secondo la condizione fisica preoperatoria, il ritorno alla normalità ed all'attività lavorativa avviene dopo 2-4 settimane. Sarà poi possibile e anzi consigliabile una graduale ripresa dell'attività fisica. Dieta appropriata ed esercizio fisico regolare sono importanti per mantenere a lungo il beneficio tratto dallo stesso intervento.
Potranno essere riprese le attività sportive dopo 3-4 settimane per quanto concerne nuoto, joga, e sport leggeri, mentre per gli sport più intensi (sci, tennis, calcio, pallacanestro, vela, pesca subacquea,) sarà preferibile attendere per lo meno 6 settimane. La guida dell'automobile potrà essere ripresa dopo 2 settimane; l'attività sessuale, e i viaggi e le attività lavorative dopo 3 settimane.

BLEFAROPLASTICA

ARTICOLO
NEWYOU » "Ringiovanire gli occhi" "Specchio dell'anima. Distende la palpebra superiore, elimina le borse sotto quella inferiore e, di riflesso, migliora anche le insidiose zampe di gallina. La blefaroplastica, con 2 ore e in anestesia locale, restituisce gli occhi della giovinezza"...

CONCETTI GENERALI
È un intervento che consente, a seconda delle necessità, di asportare la cute in eccesso a livello delle palpebre, di eliminare le cosiddette borse palpebrali e di modificare il "taglio" e l'orientamento dell'angolo degli occhi, se richiesto. Tutti questi aspetti contribuiscono ad un aspetto stanco dello sguardo e spesso sono il primo segno dell'invecchiamento del volto. Il risultato finale consiste generalmente in un aspetto più riposato, fresco e giovanile.
Tuttavia l'intervento non permette di eliminare le rughe sull'esterno dell'occhio (zampe di gallina), anche se queste possono essere migliorate ed apparire meno evidenti grazie alla distensione della pelle ottenuta. Anche le discromie presenti soprattutto sulla cute della palpebra inferiore (cerchi scuri o bluastri) difficilmente vengono migliorate dall'intervento.
Le cicatrici sono generalmente quasi impercettibili. Nella palpebra superiore sono nascoste in gran parte nel solco che si forma all'apertura dell'occhio e, solo lateralmente all'angolo dell'occhio, debordano e sono evidenti per qualche tempo, anche se ben camuffabili con un correttore. Nella palpebra inferiore la cicatrice corre subito sotto alle ciglia e sporge lateralmente per qualche millimetro.
L'intervento di blefaroplastica può essere condotto, a seconda delle indicazioni, sulle palpebre superiori, su quelle inferiori o su entrambe contemporaneamente. L'intervento può essere realizzato isolatamente od in associazione ad altre procedure quali un lifting cervico-facciale od un lifting frontale.

INTERVENTO CHIRURGICO
L'intervento può essere effettuato in anestesia locale, spesso con sedazione soprattutto se si interviene contemporaneamente sulle palpebre superiori ed inferiori, e solo più raramente in anestesia generale. La durata è di circa un'ora in caso di intervento sulle palpebre superiori od inferiori e di circa due ore se si interviene sulle quattro palpebre. Le incisioni vengono realizzate per la palpebra superiore lungo il solco naturale che si forma all'apertura della rima palpebrale e subito inferiormente alle ciglia per la palpebra inferiore. Attraverso queste incisioni si asporta la pelle in eccesso, si modella e si asporta se necessario il muscolo sottostante ed il grasso periorbitario, secondo indicazioni variabili da caso a caso comunque pianificate nella visita preoperatoria. L'intervento si conclude con la sutura delle incisioni con punti molto sottili.
In alcuni casi di persone giovani con problema limitato alle borse palpebrali inferiori, è possibile realizzare una piccola incisione all'interno della palpebra sulla congiuntiva asportando per questa via il grasso in eccesso (blefaroplastica transcongiuntivale) evitando qualsiasi cicatrice visibile ma non potendo ridistribuire la cute palpebrale circostante.
Alla fine dell'intervento può essere applicato del ghiaccio ed un bendaggio modicamente compressivo e, a seconda del tipo di anestesia praticata, il ritorno a domicilio avviene immediatamente o dopo qualche ora. Solo in casi eccezionali è prevista la permanenza in clinica per la notte.

COSA ASPETTARSI DOPO L'INTERVENTO
L'intervento comporta generalmente minimo dolore controllato facilmente da banali analgesici per bocca. Gonfiori, ecchimosi e discromie variano da paziente a paziente: in alcuni casi sono molto modesti, in altri più evidenti. Si risolvono generalmente in 5-10 giorni. In questo periodo le palpebre possono apparire asimmetriche,gonfie ed irregolari. Inizialmente le palpebre inferiori possono essere stirate verso il basso e può essere difficile chiudere completamente gli occhi durante il sonno. È normale che si verifichi un'aumentata lacrimazione con arrossamento degli occhi e fastidio alla luce per un certo periodo di tempo.
Generalmente, è possibile leggere e guardare la televisione due o tre giorni dopo l'intervento. La vita sociale e di relazione può essere ripresa dopo 7-10 giorni nella maggior parte dei casi, le attività sportive dopo circa 15 giorni e l'esposizione al sole dopo un mese.
Le cicatrici risultano generalmente quasi invisibili dopo alcuni mesi.

Il miglioramento dello sguardo e l'aspetto più riposato durano generalmente per parecchi anni, con una maggiore stabilità per quanto riguarda le borse palpebrali rispetto all'eccesso cutaneo.

LIPOSUZIONE O LIPOASPIRAZIONE

INFORMAZIONI GENERALI
La lipoaspirazione o liposuzione è un intervento chirurgico che consente di rimuovere, senza causare cicatrici cutanee evidenti, gli eccessi di tessuto adiposo localizzati in alcune aree del corpo, compreso addome, anche, natiche, cosce, ginocchia, mento, guance e collo. I maggiori benefici si traggono quando l'adipe da eliminare è situato in regione trocanterica (parte alta delle cosce), sui fianchi, in regione addominale, alla faccia interna delle ginocchia, ed in regione sottomentoniera. Nel corso degli ultimi anni, la liposuzione è stata perfezionata con l'introduzione di alcune nuove modifiche tecniche, compresa la tecnica "tumescente" e la liposuzione "ad ultrasuoni".

CHI E' CANDIDATO ALLA LIPOSUZIONE
Anche se nessun tipo di liposuzione sostituisce i benefici di una dieta appropriata e dell'esercizio fisico, la liposuzione può rimuovere permanentemente quelle zone congenite, più "testarde" di grasso che non rispondono ai metodi tradizionali di perdita di peso. Il candidato migliore per una liposuzione è uomo o donna di peso relativamente normale e cute sufficientemente elastica, che presenta "tasche" di grasso eccedente in determinate zone. Dovrà essere in buona salute, psicologicamente stabile e realistico nelle sue aspettative. Difatti, è importante capire che la liposuzione potrà migliorare notevolmente l'aspetto, ma non permetterà necessariamente di conseguire la silhouette ideale desiderata. L'età non è una considerazione fondamentale, tuttavia i pazienti più anziani con elasticità della pelle diminuita non possono ottenere gli stessi risultati dei pazienti più giovani con cute elastica. In tali casi, il chirurgo può indicare, in quanto preferibile, una procedura chirurgica con asportazione della cute in eccesso, anche se a spese di cicatrici esterne, come una addominoplastica o un lifting delle cosce. La liposuzione, infine, comporta rischio aumentato per pazienti con alcuni problemi di salute come i diabetici, i cardiopatici o pazienti affetti da problemi polmonari, ed anche, talora, per chi ha sostenuto interventi chirurgici vicino alla zona da sagomare.

L'INTERVENTO
La liposuzione viene effettuata in sala operatoria e può essere eseguita in anestesia generale (paziente intubata) oppure in anestesia spinale o epidurale (la paziente mantiene lo stato di coscienza, risultando insensibili le regioni del bacino e degli arti inferiori) o anche in anestesia locale con "sedazione cosciente"( la paziente mantiene uno stato di relativa coscienza, pur risultando opportunamente sedata con farmaci endovenosi ad opera dell'anestesista). A seconda dell'area da trattare e del volume totale rimosso, l'intervento si condurrà in regime di "day-hospital" o con ricovero di una notte.
L'intervento consiste fondamentalmente nella rimozione del tessuto adiposo in eccesso: ciò si ottiene mediante l'azione di una cannula collegata ad un apparecchio aspirante (pompa in aspirazione o grossa siringa); la cannula viene introdotta nel grasso situato sotto la pelle attraverso piccole incisioni (2-3 mm) praticata in prossimità dell'area da correggere; quindi viene spinta attraverso il grasso fino a raggiungere la zona interessata. Qui, con opportuni movimenti della stessa cannula, il grasso in eccesso viene frantumato e contemporaneamente aspirato. Insieme al grasso, si perde anche una quantità variabile di fluidi, ed è quindi importante, specie per le liposuzioni più estese, che tali fluidi vengano rimpiazzati per via endovenosa durante e/o dopo la procedura. Durante l'aspirazione, insieme alla frantumazione del grasso, si verifica anche la rottura di un certo numero di vasi sanguigni. Questi lasciano diffondere nei tessuti circostanti una certa quantità di sangue che dà ragione delle ecchimosi che possono verificarsi dopo l'intervento. Tali ecchimosi si riassorbiranno nel giro di 15 giorni circa.

Il tempo richiesto per effettuare il liposuzione può variare considerevolmente, fino anche a 3/4 ore, secondo la zona, la quantità di grasso rimossa, il tipo di anestesia e la tecnica usata. Alla fine dell'intervento, chiuse le piccole incisioni con punti di sutura o cerotti cutanei, viene fatta indossare una guaina elastica alla paziente allo scopo di chiudere i vasi sanguigni suddetti e di limitare l'edema (gonfiore) postoperatorio. Tale guaina dovrà essere portata di solito per almeno un mese.

TRATTAMENTO POST-OPERATORIO
La/il paziente deve di solito stare a riposo a letto fino al giorno successivo all'intervento, allorchè potrà iniziare progressivamente a svolgere attività leggere. E' normale una piccola perdita di siero attraverso le incisioni cutanee. E' anche normale, benchè le nuove metodiche già descritte possano ridurre questi problema, una dolenzia diffusa, bruciore, gonfiore, e perdita di sensibilità per diversi giorni dopo l'intervento. Talora, la perdita di sensibilità persiste anche per diverse settimane. La paziente dovrà inoltre indossare in maniera continuativa una guaina compressiva per circa un mese. Dopo circa 15 giorni dall'intervento, la paziente dovrà effettuare massaggi sull'area operata al fine di eliminare eventuali lievi irregolarità dell'area trattata, che potrebbero formarsi man mano che il processo cicatriziale procede. Cicatrici: Le piccole cicatrici che rimangono dopo questo intervento si rendono meno evidenti con il tempo, ma sono permanenti, anche se spesso quasi invisibili. Nelle prime settimane, le cicatrici appaiono spesso peggiorare, divenendo più rosse ed evidenti. E' necessario attendere 9-12 mesi perché le cicatrici maturino definitivamente, appiattendosi e divenendo biancastre.

RIPRESA DELL'ATTIVITÀ FISICA
Per quanto sia opportuno che la/il paziente deambuli fin dalla prima giornata postoperatoria per ridurre il gonfiore ed il rischio di fenomeni di trombosi degli arti inferiori, la guarigione è un processo graduale, ed è normale che siano necessarie 1/2 settimane per sentirsi bene. La paziente potrà riprendere l'attività fisica 5-6 giorni dopo l'intervento, tenendo presente che per circa 10 giorni avrà dolore alla pressione (ad esempio sedendosi) sulle aree operate.
L'attività lavorativa può di solito essere ripresa entro una settimana dall'intervento. Le attività sportive potranno essere riprese dopo 3 settimane per quanto concerne lo jogging, danza, yoga, mentre per gli sport più intensi (sci, tennis, calcio, basket, vela, nuoto, pesca subacquea) sarà preferibile attendere per lo meno 4 settimane. La guida dell'automobile è consentita dopo 1-2 settimane, l'attività sessuale dopo 2 settimane. Ecchimosi e edema (gonfiore) si risolvono per la maggior parte entro 3 settimane, anche se sono necessari 3-6mesi perché scompaia del tutto ogni gonfiore residuo.

Ulteriore approfondimento ULTERIORE APPROFONDIMENTO
"Il termine generico di cellulite viene impropriamente usato per indicare situazioni molto diverse tra loro, che vanno da piccole raccolte adipose in assenza di qualunque sintomatologia soggettiva fino a quadri di estese adiposità diffuse nel sottocutaneo, come avviene nei grandi obesi...CONTINUA

MASTOPESSI

INFORMAZIONI GENERALI
La mastopessia è un intervento predisposto per il rimodellamento e la risospensione della mammella senza riduzione o aumento di volume. L'operazione prevede una risistemazione del tessuto mammario con spostamento dell'areola in una posizione più alta con un aumento della consistenza della mammella e mediante una riduzione del tessuto cutaneo. La mastopessia soltanto non comporta un aumento di dimensione delle mammelle; qualora fosse richiesto un aumento di volume l'intervento potrà essere combinato con l'inserimento di protesi mammarie. Quantunque non sia nota quanto la mastoplastica additiva o riduttiva, la mastopessia è un intervento richiesto molto frequentemente. L'intervento viene eseguito, in anestesia locale, presso una clinica e il ritorno a casa è prevedibile il giorno dopo o in giornata. Il lavoro e le attività sociali dovrebbero essere ridotte per almeno 2 settimane dopo l'intervento. Se il lavoro della paziente fosse tale da richiedere attività fisica quale sollevamenti, spinte, etc., sarà necessario un periodo di convalescenza più lungo.

L'INTERVENTO
L'anestesia: l'anestesia potrà variare a secondo dei desideri della singola paziente e il giudizio del chirurgo. L'operazione può essere effettuata, o in anestesia locale preceduta da una forte sedazione, o in anestesia generale con il paziente completamente addormentato. L'anestesia locale consiste in una forte sedazione somministrata dall'anestesista prima dell'inizio e durante l'intervento per via endovenosa e da un'infiltrazione con anestetico locale del campo operatorio. L'anestesia generale, invece, consiste in una sedazione somministrata per iniezione prima di andare sul tavolo operatorio e somministrazione di anestetico per via endovenosa da parte dell'anestesista sul tavolo operatorio. L'intervento: misure e disegni, che sono una parte essenziale dell'operazione, sono eseguiti prima che la paziente venga addormentata, in posizione eretta in piedi o seduta. Rappresentano una guida per le incisioni durante l'intervento quando la paziente e in posizione supina. L'operazione consiste nella rimozione di parte della cute della mammella, uno spostamento verso l'alto dell'areola con il capezzolo e rimodellamento dei rimanenti tessuti in una configurazione più alta ottenendo cosi una maggiore consistenza. Se è necessario utilizzare delle protesi, esse vengono inserite a questo punto. Le incisioni sono suturate con materiale di sutura molto sottile. Le cicatrici lasciate da questo intervento divengono meno evidenti con il tempo ma sono permanenti. Secondo le necessità del rimodellamento e la tecnica impiegata si può avere solo una cicatrice periareolare oppure in associazione una cicatrice verticale o, se necessario, anche una cicatrice nel solco sottomammario; di quest'ultima può essere prevista approssimativamente la lunghezza in fase preoperatoria. Non vi sono cicatrici al di sopra dell'areola nel quadrante superiore della mammella.

La medicazione verrà rimossa dal medico e non deve essere disturbata dalla paziente prima che ciò avvenga. E' consigliabile riposare quanto più possibile nella 1a settimana per incrementare gradualmente l'attività nella seconda e terza settimana dopo l'intervento. E' consigliabile nelle due settimane successive all'operazione non sollevare le braccia sulla testa, evitare qualsiasi sforzo fisico e dormire in posizione prona. Docce, bagni e shampoo sono consentiti dopo la rimozione delle medicazioni, generalmente dopo una settimana. Il trattenersi a lungo nella vasca da bagno non è consigliabile. Il reggiseno deve essere indossato notte e giorno per 3 mesi e rimosso soltanto per le normali abluzioni.

RIPRESA DELL'ATTIVITÀ FISICA
Potranno essere riprese le attività sportive dopo 3 settimane per quanto concerne lo jogging, danza, yoga, mentre per gli sport più intensi (sci, tennis, calcio, basket, vela, nuoto, pesca subacquea) sarà preferibile attendere per lo meno 6 settimane. La guida dell'automobile, le abituali attività domestiche, l'attività sessuale potranno essere riprese dopo 2 settimane.

EPILAZIONE LASER

Descrizione e zone dell'inestetismo.
Le principali cause:
irsutismo o eccesso di peli, estesi in aree non abituali e con disposizione di tipo maschile; in particolare si ha crescita di peli al volto, al centro del petto e intorno all'areola del capezzolo; inoltre si ha disposizione romboide della peluria pubica.
Esistono varie forme di irsutismo (ideopatico, Secondario, ecc..)
L'irsutismo può essere causato anche da farmaci (ormoni androgeni, corticosteroidi, anabolizzanti).
Da non confondere con l'ipertricosi o eccessivo sviluppo di peli, in zone del corpo dove sono normalmente presenti: ascelle, pube, avambracci, braccia, gambe, schiena, spalle...
È più frequente nei soggetti di colorito bruno e varia in rapporto a caratteristiche razziali e familiari. Può essere soltanto un problema estetico privo di significato patologico, a meno che sia l'inizio di un irsutismo.

Attraverso l'impulso del laser è possibile distruggere le radici che si trovano nella fase di crescita (anagen) ed effettuare quindi una depilazione che nel tempo sarà in grado di ridurre progressivamente la crescita del pelo fino all'eliminazione dello stesso follicolo.

Risultati e Post Trattamento:
Attualmente il trattamento più efficace sembra essere la luce pulsata o l'alessandrite, in grado di ridurre notevolmente numero di peli e velocità di crescita.

Quante sedute possono essere necessarie:
Possono servire dalle 4 alle 6 sedute ambulatoriali (la distanza di ogni seduta puo' variare dai 45gg ai 60gg)
Questo dato non puo' essere definito con precisione, in quanto interviene anche il fattore "tipo di paziente" ad influenzare la tipologia di risultato ottenibile.

Preparazione al Trattamento:
È opportuno evitare l'esposizione solare per i 3 mesi che precedono il trattamento, inoltre sarà necessario presentarsi il giorno stesso presso l'ambulatorio col viso struccato.

Come avviene il trattamento con il laser:
Il Paziente deve indossare degli appositi occhiali protettivi per i Laser. A questo punto il Medico inizia il trattamento facendo passare il raggio laser sulla superficie da trattare. Prima di sottoporre la pelle al flash di luce pulsata ad alta intensità, si provvede all'applicazione di un apposito gel che agisce sia da conduttore dell'energia luminosa, sia da protettore della cute. Si procede quindi all'invio degli impulsi di luce, "sparati" dal manipolo ad intervalli regolari. In pochi minuti si possono trattare aree anche estese (come ad esempio le gambe), ma anche circoscritte come il labbro superiore o la zona del mento. Al termine della seduta di fotoepilazione, gel e peli caduti vengono rimossi con una spatolina, mentre la peluria restante cadrà spontaneamente nell'arco di uno o due giorni. A distanza di circa un mese, cresceranno i peli i cui bulbi non si trovavano nella fase attiva all'epoca del trattamento precedente, pronti ora per essere colpiti dalla luce pulsata.

Per il trattamento dei peli superflui da viso e corpo, uomini e donne possono ricorrere con ottimi risultati alla fotoepilazione a mezzo luce pulsata ad alta intensità (IPL - Intense Pulsed Light). Il trattamento consente di raggiungere una riduzione del patrimonio bulbare pari all'80%. La particolare flessibilità dell'apparecchiatura permette di impostare i parametri in rapporto alle caratteristiche di cute e peli, rendendo così possibile personalizzare il trattamento secondo le specifiche esigenze. La fotoepilazione richiede una seduta di pochi minuti ed un ciclo di almeno 4 - 6 sedute, a cadenza mensile. L'energia luminosa, attratta dalla melanina del pelo, raggiunge il bulbo pilifero, distruggendolo se si trova nella fase attiva (anagen, ovvero di crescita). Per non incorrere in danni termici, l'apparecchiatura a luce pulsata è dotata di una speciale funzione di fototermolise selettiva, che consente di differenziare la temperatura di cute e bulbo: la prima rimarrà entro i limiti di sicurezza mentre la temperatura del bulbo raggiungerà livelli tali da provocare la sua termodistruzione.

LA LUCE PULSATA FUNZIONA MEGLIO SE...
- la carnagione non è scura oppure abbronzata
- i peli non sono biondi né bianchi (maggiore il contrasto tra cute chiara e peli scuri, migliori i risultati)
- non ci sono lentiggini o macchie cutanee di altro tipo (se c'è un singolo neo, questo potrà essere coperto)
- l'assetto ormonale è stabile (in modo da evitare in futuro la crescita di nuova, indesiderata, peluria)
- i peli sono lunghi di almeno 2/3 millimetri
- ci si rivolge ad un operatore esperto, in grado di impostare adeguatamente i parametri dell'apparecchiatura secondo le specifiche caratteristiche di peli e cute.

I numeri della depilazione laser - epilazione:
Durata della seduta: 5-40 min (dipende dalla zona)
Numero minimo sedute: 4-6 a cadenza mensile
Esposizione al sole: 7 giorni dopo la seduta

LA CALVIZIE

Calvizie e diradamento del cuoio capelluto sono processi predeterminati dal patrimonio genetico di ciascuno trapianto capelli.

La calvizie comune (alopecia androgenetica) è caratterizzata da iniziale perdita dei capelli dal vertice del capo e progressivamente di tutta la parte alta del cuoio capelluto; tipicamente vengono risparmiate dalla calvizie le zone della nuca e dei lati, con l'effetto "a corona". L'alopecia androgenetica è accompagnata spesso, ma non costantemente, da seborrea e forfora. La forma più aggressiva di questo tipo di calvizie si manifesta intorno ai 18 anni; inizia una massiccia caduta di capelli che ad ogni ciclo vengono sostituiti da capelli sempre più sottili e meno colorati, dovuti all'atrofizzazione del follicolo che pian piano non riesce più ad esprimere un capello sano e robusto come all'inizio.
La soluzione efficace, duratura e senza cicatrici è l'innovativo metodo di trapianto capelli monobulbare.

OBIETTIVO:
La tecnica microchirurgica sviluppata ha come finalità una redistribuzione naturale del patrimonio bulbare attraverso il trapianto capelli. L'intervento chirurgico avviene spostando i singoli bulbi propri. trapianto capelli, trapianto dei capelli, autotrapianto capelli Il trapianto capelli è efficace e di invasività decisamente ridotta rispetto alla metodica chirurgica di vecchia concezione e i risultati sono estremamente naturali anche grazie all'assenza di cicatrici visibili.

TRAPIANTO CAPELLI
Perché un trapianto di capelli? Programmare un trapianto di capelli non deve essere vista come "l'ultima" spiaggia da chi ormai ha fatto della propria calvizie un'ossessione. Piuttosto la chirurgia tricologica è da intendersi come una soluzione semplice, poco invasiva e discreta per risolvere un inestetismo che per molti rischia di diventare un motivo di grande disagio psicologico. Se la scienza e la tecnica medica moderna offrono questa possibilità, perché non approfittarne e utilizzare quest'arma efficace per apparire al meglio di sé?
I vantaggi offerti da un approccio chirurgico al problema diradamento e calvizie sono davvero molteplici. Innanzitutto la durata nel tempo dei risultati ottenuti. Infatti, anche qualora ci fosse una progressione della calvizie, i follicoli utilizzati per il reimpianto non saranno soggetti a caduta, in quanto provenienti da una zona (la nuca) che ha bulbi piliferi geneticamente resistenti. Inoltre sarà possibile ripetere nel tempo la seduta chirurgica, in modo da armonizzare e perfezionare ulteriormente i risultati, dando modo così a conoscenti e amici di abituarsi gradualmente alla nuova immagine senza ridicoli cambiamenti improvvisi e radicali.

MASTOPLASTICA ADDITIVA

La chirurgia estetica applicata al seno è tra le più richieste. C'è chi vuole cambiargli forma, chi ridurlo, chi sollevarlo, ma la maggior parte delle donne si avvicina alla chirurgia per aumentarne il volume mediante l'inserimento di protesi: la mastoplastica additiva. I canoni di bellezza puntano su forme molto naturali, possibilmente a goccia. Oggi l'intervento è sicuro, le protesi hanno una durata sempre maggiore e sono meglio tollerate. Una parte fondamentale nell'intervento di mastoplastica additiva è la scelta delle protesi. Sono queste che daranno la nuova forma al seno e, ovviamente, il volume. Si distinguono per forma, per grandezza e per i materiali di cui sono fatte e, in base a questo, per il prezzo. Dalla forma più classica semisferica si passa alla più naturale forma a goccia che garantisce una giusta proiezione ma dando un maggiore volume nella parte inferiore del seno. Per ogni forma c'è una vasta gamma di grandezze per soddisfare i gusti e le esigenze di chi si sottopone all'intervento. Le protesi infatti sono pensate per essere inserite sia in un seno piccolo che in uno medio o già di buone dimensioni. Esistono poi protesi a riempimento. Si tratta di protesi dotate di uno speciale dispositivo che consente la modifica del volume dall'esterno: usate prevalentemente per le ricostruzioni mammarie, quasi mai si adottano per chirurgia estetica di mastoplastica additiva. Il materiale più usato per la realizzazione delle protesi è il silicone. In particolare si utilizzano gel di silicone che possono variare per la maggiore o minore fluidità, da cui dipende poi la morbidezza della protesi e, di conseguenza, del seno. Il gel è contenuto in un sacchetto, anch'esso in silicone, che dà la forma e impedisce che il gel sia a diretto contatto coi tessuti. Altre protesi ben tollerate sono quelle riempite con soluzione fisiologica (acqua e cloruro di sodio) o con idrogel (acqua e amido). La superficie esterna della protesi, ovvero l'involucro a contatto con i tessuti, può essere liscia o leggermente ruvida, texturizzata. Sta al chirurgo scegliere la protesi col rivestimento esterno più indicato, in base alle necessità: tipo e spessore di pelle e strato sottocutaneo, impianto retromuscolare o retroghiandolare, età, conformazione del seno.

L'INTERVENTO
Un intervento di mastoplastica additiva ha una durata media che può variare dai 45 minuti a un'ora e mezza ed è eseguito in anestesia generale o in anestesia locale più sedazione. Le nuove tecniche di anestesia, con l'utilizzo di farmaci molto ben tollerati e efficaci, consentono comunque di eseguire il tutto in day hospital, cioè senza bisogno di ricovero notturno.

Esistono 4 tecniche di intervento, che differiscono tra loro soprattutto per la posizione delle incisioni attraverso cui il chirurgo introduce le protesi.

Incisione sottomammariaIl chirurgo esegue un'incisione ad arco di circa 3 o 4 cm lungo il solco mammario, sotto il seno. Questo tipo di apertura offre una via d'accesso molto comoda che permette di arrivare subito a ridosso della ghiandola mammaria e del muscolo. Il chirurgo ha una buona visuale e può lavorare in maniera diretta. Inserisce così la protesi e richiude l'incisione in modo che la piccola cicatrice risultante sia meno visibile possibile.
Incisione periareolareL'incisione in questo caso interessa metà areola: l'arco viene eseguito lungo il margine inferiore, laddove la pelle cambia colore. Per inserire la protesi il chirurgo può scollare la cute per aprire un passaggio al di sotto della ghiandola oppure sezione la ghiandola stessa per ottenere una via d'accesso più diretta fino al muscolo. Inserisce la protesi e richiude l'incisione in modo che la cicatrice si nasconda mimetizzandosi nella zona di passaggio tra la pelle del seno e quella più scura dell'areola.
Incisione ascellareIl chirurgo ricava la via d'accesso eseguendo un'incisione di circa 4 cm. Sotto l'ascella. Scolla poi i tessuti fino alla ghiandola mammaria. Attraverso questo passaggio inserisce la protesi. Tra le tecniche finora descritte, è quella che dà di norma le cicatrici migliori perché lontane dal seno e nascoste dentro le ascelle. Ma è anche l'intervento più complicati perché è meno diretto e non permette al chirurgo una buona visione del campo operatorio.
EndoscopiaL'intervento per via ascellare può avvalersi della tecnica endoscopica, che consente una visione diretta dell'intervento, un'esecuzione molto più precisa degli scollamenti e un perfetto controllo della coagulazione. Con una piccolissima telecamera inserita dall'incisione sotto l'ascella, il chirurgo segue l'intervento e opera guardando un monitor. Entra con strumenti sottili e lunghi e procede con lo scollamento dei tessuti. Inserisce le protesi, il tubicino di drenaggio e richiude l'incisione.

Altra differenza oltre quella della posizione delle incisioni è quella della posizione delle protesi. Si può scegliere se collocare le protesi tra la ghiandola mammaria e il muscolo oppure sotto sia la ghiandola che il muscolo. La prima tecnica è la più utilizzata mentre si ricorre alla seconda quando la persona è molto magra o ha pochissimo seno naturale: in entrambi questi casi, infatti, la protesi inserita tra la ghiandola e il muscolo potrebbe risultare evidente al tatto e alla vista e dar luogo quindi a un pessimo risultato. Il posizionamento retroghiandolare o sottomuscolare può essere eseguito indipendentemente dall'incisione cutanea per la via di accesso prescelta. La variante sottomuscolare può dar luogo a un maggiore indolenzimento del seno durante il periodo di recupero postoperatorio.

La medicazione verrà rimossa dal medico e non deve essere disturbata dalla paziente prima che ciò avvenga. E' consigliabile riposare quanto più possibile nella 1a settimana per incrementare gradualmente l'attività nella seconda e terza settimana dopo l'intervento. E' consigliabile nelle due settimane successive all'operazione non sollevare le braccia sulla testa, evitare qualsiasi sforzo fisico e dormire in posizione prona. Docce, bagni e shampoo sono consentiti dopo la rimozione delle medicazioni, generalmente dopo una settimana. Il trattenersi a lungo nella vasca da bagno non è consigliabile. Il reggiseno deve essere indossato notte e giorno per 3 mesi e rimosso soltanto per le normali abluzioni.

RIPRESA DELL'ATTIVITA FISICA
Potranno essere riprese le attività sportive dopo 3 settimane per quanto concerne lo jogging, danza, yoga, mentre per gli sport più intensi (sci, tennis, calcio, basket, vela, nuoto, pesca subacquea) sarà preferibile attendere per lo meno 6 settimane. La guida dell'automobile, le abituali attività domestiche, l'attività sessuale potranno essere riprese dopo 2 settimane.


MASTOPLASTICA RIDUTTIVA

ARTICOLO
OK LA SALUTE PRIMA DI TUTTO » "Troppo seno: la schiena si lamenta" "La vidi per la prima volta sulle scale. Stava per far cadere la figlia, squassata dal dolore. "Che le succede?", le chiesi, "Sono un medico". Mi spiegò che la sua vita era un calvario: si sentiva la colonna a pezzi e nessun ortopedico capiva il perchè"...PARTE I - PARTE II

Non esistono standard per dire se e quando un seno è troppo grande. La valutazione deve tenere conto di molteplici fattori: della statura e del peso complessivo, dell'ampiezza del torace e del tipo di ossatura. Poi entra in gioco anche il gusto personale, dato che un seno abbondante può essere visto esteticamente come una qualità ma talvolta anche come difetto tale da creare complessi profondi, specialmente in giovane età. Non si deve sottovalutare, inoltre, che la se la propria costituzione è esile, la presenza di un seno molto pesante può creare problematiche legate alla postura, a carico della gabbia toracica o della colonna vertebrale. Queste possono essere accentuate e peggiorate se per una questione di timidezza si è portate a curvare le spalle in avanti per rendere il seno meno evidente e a respirare solo con la pancia, modificando così anche la statica e la dinamica del torace. Specialmente nei mesi caldi possono coesistere poi altri problemi minori, ma ugualmente fastidiosi, di tipo dermatologico. Tra questi, il fastidio che può insorgere nelle pieghe sottomammarie per il sudore e lo sfregamento. Il seno molto grande, in ragazze giovani è considerato un vero e proprio problema (gigantomastia virginale) spesso associato a indolenzimento (mastodinia) accentuato dalla pressione, per il peso e il turgore.

L'INTERVENTO
L'intervento di riduzione del seno si fa, in genere, in anestesia generale. Solo per i casi minori si può ricorrere a un'anestesia locale con sedazione. Quando l'intervento è in anestesia generale è necessario rimanere in clinica per uno o due giorni. Negli altri casi l'intervento è eseguito in day hospital, cioè richiede solo alcune ore di degenza post-operatoria.

L'OBIETTIVO
L'intervento consiste nell'asportazione di parte della ghiandola e nel riposizionamento e rimodellamento della porzione restante in un involucro di tessuto cutaneo che dovrà essere ridotto e ridimensionato per accogliere e dare forma, volume e proiezione completamente nuovi. Ci sono molte tecniche che però si possono ricondurre a poche varianti relativamente al punto in cui il chirurgo esegue le incisioni e al modo in cui viene ridotta e rimodellata la ghiandola mammaria. Quasi tutte le tecniche moderne di chirurgia di riduzione del seno prevedono la conservazione della continuità dei dotti galattofori. Consentono cioè di mantenere la funzionalità del seno ai fini dell'allattamento.
Per quanto riguarda le incisioni della cute, queste sono necessarie per accedere alla ghiandola e ridurla, ma anche per eliminare l'eccesso di cute e per riposizionare il capezzolo più in alto in modo che abbia una posizione naturale. Eliminando parte della ghiandola mammaria dalla zona inferiore, il capezzolo si troverebbe a guardare verso il basso se non fosse spostato ad arte.

LE INCISIONI
La posizione delle incisioni può variare anche in relazione all'entità della riduzione richiesta. L'incisione principale è quella intorno all'areola (periareolare): se il tipo di riduzione lo consente, il chirurgo può eseguire soltanto questa.
Per riduzioni consistenti, invece, q quella principale si deve associare almeno un'altra incisione, che può essere verticale (dall'areola al solco sottomammario), seguire la linea del solco sottomammario o avere la forma di una "L" o di una "T" rovesciata. La lunghezza delle cicatrici può andare dai 5 agli 8 cm. Per quella eseguita lungo il solco sottomammario.
Il numero di punti impiegati è molto variabile. Si tratta di punti molto piccoli che, a seconda della tecnica possono essere messi solo internamente o anche all'esterno sulla cute. Se i punti sono singoli si va da una decina fino a 30 o 40 piccoli punti, nel caso di sutura intradermica un unico punto invisibile da sfilare, che non lascia segni sulla pelle.

DOPO L'INTERVENTO
La convalescenza non può essere inferiore a una settimana o dieci giorni, finchè non vengono tolti i punti. Ma per un recupero apprezzabile, che permetta di svolgere qualsiasi attività, inclusa quella sportiva, sono necessarie almeno quattro settimane. Subito dopo l'intervento il seno viene sostenuto da una fasciatura elastica adesiva che verrà sostituita poi con un reggiseno elastico da portare notte e giorno per almeno due settimane e per altre due solo di giorno.

IL TRAPIANTO DI CAPELLI MICROCHIRURGICO

Che significa parlare di microchirurgia nell'ambito di un rinfoltimento chirurgico dei capelli? È facile capirne il senso con un breve confronto tra la tradizionale tecnica di trapianto di capelli e l'innovazione della chirurgia tricologica.
La consueta procedura di chirurgia tricologica di vecchia concezione (ma praticata ancora nella stragrande maggioranza dei centri) prevede l'escissione del cuoio capelluto nella zona donatrice per prelevare una striscia di cute e i relativi annessi (follicoli). In un secondo tempo, tale lembo viene frazionato per ottenere piccole tessere cutanee con alcune unità di follicoli piliferi attivi (graft o micro graft, a seconda della dimensione e, soprattutto del numero di bulbi presenti). Solo in un terzo tempo chirurgico si provvede al reinserimento chirurgico dei graft nelle zone calve o diradate. È evidente che, per quanto questo tipo di autotrapianto possa essere eseguito a regola d'arte, sarà inevitabile la lunga cicatrice posta in luogo del prelievo di cute sulla nuca e, se non praticato in maniera ottimale, potrà verificarsi l'antiestetico effetto "bambola", cioè potranno essere visibili le piccole "isole" (i graft) impiantati.
Il cuoio capelluto non viene tagliato con il bisturi e non vi saranno cicatrici visibili né sulla nuca, né nel luogo di reimpianto, inoltre i tempi chirurgici saranno dimezzati, perché non vi è la necessità di frazionare il lembo di tessuto, in quanto al momento del prelievo, vengono già selezionate le unità follicolari con lo stesso strumento utilizzato per il reimpianto.
Il segreto? È micro
Grazie ad un unico speciale strumento, il Trilix, vengono svolte le diverse fasi chirurgiche. La particolare punta cava di questo microdrill chirurgico è in grado di asportare piccole tessere cutanee con uno o due annessi capillari senza che venga prelevata una striscia di tessuto dermico e quindi con maggiore precisione e minore manipolazione.
Una volta ottenuti (senza tagli e punti chirurgici) i follicoli vitali da trasferire nelle zone diradate e calve, questi potranno essere riposizionati con il medesimo strumento. Ciò consente di ottenere un foro per il reimpianto esattamente delle medesime dimensioni della tessera cutanea prelevata, con la conseguenza di una cicatrizzazione davvero minima che sarà destinata in breve a confondersi con il tessuto circostante.
Ecco perché l'approccio chirurgico adottato è definito micro: sia la strumentazione utilizzata che la tecnica di espianto dei follicoli vanta di poter operare in dimensioni davvero millimetriche e ridotte, con il vantaggio di una maggiore precisione, una minore invasività, la mancanza di suture dermiche e quindi l'assenza della cicatrice orizzontale sulla nuca tipica di ogni altra tipologia di trapianto di capelli.

TRATTAMENTO CON VASCULIGHT

Il sistema Vasculight permette di utilizzare due fonti di energia: una luce pulsata intensa (Photoderm) che viene abitualmente impiegata nel trattamento di inestetismi quali capillari del volto, angiomi congeniti, peli superflui, tatuaggi e macchie cutanee di differente origine, colore e profondità, ed un laser Nd:Jag a 1064 nanometri utilizzato prevalentemente nel trattamento delle teleangectasie (capillari) degli arti inferiori.
La metodica si basa sul moderno concetto della fototermolisi selettiva: in base alla lunghezza d'onda del filtro utilizzato, la luce interagisce prevalentemente con l'emoglobina o la melanina, colpendo selettivamente il bulbo pilifero, il capillare, il pigmento del tatuaggio o il pigmento delle macchie cutanee e determinandone, rispettivamente, la caduta, la fotocoagulazione o la frammentazione.
La luce viene assorbita solo in minima parte dalla cute, che quindi, generalmente, non risulta danneggiata.
Il trattamento, di solito svolto in più sedute, non è invasivo.

Gli inestetismi vascolari (angiomi congeniti, couperose, capillari delle gambe) vengono fotocoagulati dalla luce pulsata o dalla sorgente laser. I piccoli vasi colpiti possono non essere più presenti alla fine della seduta di trattamento o scomparire nelle settimane seguenti. Il trattamento definitivo richiede generalmente più sedute.

Le lesioni pigmentate (e quindi anche i tatuaggi) vengono eliminate grazie alla frammentazione del pigmento ad opera della luce pulsata. Si forma abitualmente una crosta (più evidente nel caso dei tatuaggi) destinata a guarire nel corso di 1-2 settimane. Durante tale periodo deve essere applicata una pomata antibiotica.

TECNICA DI TRATTAMENTO - Nel corso del primo colloquio, il medico indagherà per la presenza di malattie sistemiche, quali coagulopatie, diabete, malattie del collagene.
Nel trattamento dei capillari degli arti inferiori, verrà ricercata la presenza di insufficienza venosa degli arti inferiori, eventualmente mediante esame Doppler.
Durante il trattamento è importante escludere l'assunzione di farmaci o droghe potenzialmente fotosensibilizzanti, che esporrebbero alla possibilità di piccole ustioni superficiali della cute.
Risulta fondamentale che il/la paziente non si sia esposto/a all'azione dei raggi ultravioletti da almeno un mese: le sedute possono essere opportunamente interrotte durante i mesi estivi per essere riprese almeno uno-due mesi dopo l'ultima esposizione solare.
Durante la prima seduta viene abitualmente effettuato un test, atto a identificare i giusti parametri in relazione al tipo di patologia e a valutare la reattività cutanea individuale.
Durante il trattamento si può provare senso di bruciore, che si attenua rapidamente nel corso di alcuni minuti.

DOPO IL TRATTAMENTO - Dopo il trattamento è normale osservare un arrossamento e talvolta gonfiore dell'area trattata, destinati a scomparire nel corso di alcuni giorni. La zona trattata deve essere trattata con delicatezza per alcuni giorni, evitando per alcuni giorni cerette e detergenti aggressivi.
Nel trattamento dei tatuaggi, si formano abitualmente croste o bolle destinate a scomparire in 1-2 settimane; il/la paziente non deve comunque rimuoverle, ma trattarle con una pomata antibiotica fino a guarigione.

COMPLICANZE - Le complicanze dopo trattamento con Vasculight sono rare e quasi sempre transitorie. Sono possibili, soprattutto in pazienti di colorito scuro, alterazioni del colore della pelle (ipo o iperpigmentazioni) reversibili, nella quasi totalità, in un tempo che può essere anche di un anno.
Nel trattamento delle teleangectasie degli arti inferiori è stata descritta la rara comparsa di flebite che richiederà una terapia medica idonea.

EPILAZIONE LASER

Descrizione e zone dell'inestetismo.
Le principali cause:
irsutismo o eccesso di peli, estesi in aree non abituali e con disposizione di tipo maschile; in particolare si ha crescita di peli al volto, al centro del petto e intorno all'areola del capezzolo; inoltre si ha disposizione romboide della peluria pubica.
Esistono varie forme di irsutismo (ideopatico, Secondario, ecc..)
L'irsutismo può essere causato anche da farmaci (ormoni androgeni, corticosteroidi, anabolizzanti).
Da non confondere con l'ipertricosi o eccessivo sviluppo di peli, in zone del corpo dove sono normalmente presenti: ascelle, pube, avambracci, braccia, gambe, schiena, spalle...
È più frequente nei soggetti di colorito bruno e varia in rapporto a caratteristiche razziali e familiari. Può essere soltanto un problema estetico privo di significato patologico, a meno che sia l'inizio di un irsutismo.

Attraverso l'impulso del laser è possibile distruggere le radici che si trovano nella fase di crescita (anagen) ed effettuare quindi una depilazione che nel tempo sarà in grado di ridurre progressivamente la crescita del pelo fino all'eliminazione dello stesso follicolo.

Risultati e Post Trattamento:
Attualmente il trattamento più efficace sembra essere la luce pulsata o l'alessandrite, in grado di ridurre notevolmente numero di peli e velocità di crescita.

Quante sedute possono essere necessarie:
Possono servire dalle 4 alle 6 sedute ambulatoriali (la distanza di ogni seduta puo' variare dai 45gg ai 60gg)
Questo dato non puo' essere definito con precisione, in quanto interviene anche il fattore "tipo di paziente" ad influenzare la tipologia di risultato ottenibile.

Preparazione al Trattamento:
È opportuno evitare l'esposizione solare per i 3 mesi che precedono il trattamento, inoltre sarà necessario presentarsi il giorno stesso presso l'ambulatorio col viso struccato.

Come avviene il trattamento con il laser:
Il Paziente deve indossare degli appositi occhiali protettivi per i Laser. A questo punto il Medico inizia il trattamento facendo passare il raggio laser sulla superficie da trattare. Prima di sottoporre la pelle al flash di luce pulsata ad alta intensità, si provvede all'applicazione di un apposito gel che agisce sia da conduttore dell'energia luminosa, sia da protettore della cute. Si procede quindi all'invio degli impulsi di luce, "sparati" dal manipolo ad intervalli regolari. In pochi minuti si possono trattare aree anche estese (come ad esempio le gambe), ma anche circoscritte come il labbro superiore o la zona del mento. Al termine della seduta di fotoepilazione, gel e peli caduti vengono rimossi con una spatolina, mentre la peluria restante cadrà spontaneamente nell'arco di uno o due giorni. A distanza di circa un mese, cresceranno i peli i cui bulbi non si trovavano nella fase attiva all'epoca del trattamento precedente, pronti ora per essere colpiti dalla luce pulsata.

Per il trattamento dei peli superflui da viso e corpo, uomini e donne possono ricorrere con ottimi risultati alla fotoepilazione a mezzo luce pulsata ad alta intensità (IPL - Intense Pulsed Light). Il trattamento consente di raggiungere una riduzione del patrimonio bulbare pari all'80%. La particolare flessibilità dell'apparecchiatura permette di impostare i parametri in rapporto alle caratteristiche di cute e peli, rendendo così possibile personalizzare il trattamento secondo le specifiche esigenze. La fotoepilazione richiede una seduta di pochi minuti ed un ciclo di almeno 4 - 6 sedute, a cadenza mensile. L'energia luminosa, attratta dalla melanina del pelo, raggiunge il bulbo pilifero, distruggendolo se si trova nella fase attiva (anagen, ovvero di crescita). Per non incorrere in danni termici, l'apparecchiatura a luce pulsata è dotata di una speciale funzione di fototermolise selettiva, che consente di differenziare la temperatura di cute e bulbo: la prima rimarrà entro i limiti di sicurezza mentre la temperatura del bulbo raggiungerà livelli tali da provocare la sua termodistruzione.

LA LUCE PULSATA FUNZIONA MEGLIO SE...
  • la carnagione non è scura oppure abbronzata
  • i peli non sono biondi né bianchi (maggiore il contrasto tra cute chiara e peli scuri, migliori i risultati)
  • non ci sono lentiggini o macchie cutanee di altro tipo (se c'è un singolo neo, questo potrà essere coperto)
  • l'assetto ormonale è stabile (in modo da evitare in futuro la crescita di nuova, indesiderata, peluria)
  • i peli sono lunghi di almeno 2/3 millimetri
  • ci si rivolge ad un operatore esperto, in grado di impostare adeguatamente i parametri dell'apparecchiatura secondo le specifiche caratteristiche di peli e cute.
I numeri della depilazione laser - epilazione:
Durata della seduta: 5-40 min (dipende dalla zona)
Numero minimo sedute: 4-6 a cadenza mensile
Esposizione al sole: 7 giorni dopo la seduta

RIMOZIONE TATUAGGI

I tatuaggi decorativi hanno una storia che risale a circa 5000 anni fa, e, nelle varie società e culture, hanno sempre vissuto periodi di gloria alternati a fasi di impopolarità. Il desiderio di rimuoverli esiste probabilmente da così tanto tempo.

Quali tecniche di rimozione sono state impiegate sino a qualche anno fa e con che risultati?
Sino a poco tempo fa, le tecniche di rimozione davano sempre risultati deludenti. L'uso della dermoabrasione, della salabrasione, dei laser ad anidride carbonica e ad argon hanno sempre provocato la comparsa di cicatrici al posto del disegno impresso nella pelle.

Quali sono i laser oggi impiegati per rimuovere i tatuaggi senza lasciare cicatrice?
L'avvento dei tattoo-laser ha permesso di eliminare i tatuaggi con un rischio praticamente inesistente di lasciare segni o lesioni di vario genere. I sistemi laser specifici per eliminare i tatuaggi utilizzati sono oggi i sistemi più efficaci per rimuovere i colori nero, verde, blue, rosso e le sue varianti cromatiche.

Come avviene l'eliminazione del tatuaggio?
I tattoo-laser rimuovono i tatuaggi tramite una potente energia luminosa. Le lunghezze d'onda che questi emettono vengono assorbite, riflesse o semplicemente passano attraverso i bersagli colpiti ('target'). L'inchiostro del tatuaggio viene così rimosso mediante l'utilizzo di una specifica lunghezza d'onda relativa al colore in questione; assorbendo tale energia luminosa, il colore viene conseguentemente frammentato, ed i frammenti vengono eliminati dal naturale sistema immunitario del nostro organismo.

Come è possibile che un laser rimuova diversi tipi di pigmenti nella pelle?
La ricerca medica in questi anni ci ha indicato quali lunghezze d'onda luminose dobbiamo utilizzare per rimuovere i vari colori dei tatuaggi, e quindi come farle rilasciare da un'apparecchiatura laser per eliminare al meglio l'inchiostro del tatuaggio stesso. Il tattoo-laser rilascia un impulso luminoso ad alta densità di energia in tempi estremamente brevi, distruggendo una grande quantità di inchiostro presente sulla cute già dopo una prima seduta. L'impiego di tale combinazione di lunghezze d'onda e di impulsi estremamente brevi ma potenti determina la massima eliminazione dell'inchiostro tatuato, pur non intaccando la normale tessitura della cute.

La seduta è dolorosa?
L'impatto energetico del raggio laser sulla cute è simile allo schiocco di un elastico, e la maggior parte dei pazienti non richiede alcuna anestesia. Dopo il trattamento laser è richiesta l'applicazione di una semplice crema antibiotica, da applicare per 5-6 giorni sino a guarigione ottenuta.

Quante sedute sono richieste per eliminare i tatuaggi?
In media, i tatuaggi professionali necessitano in media di 6-8 trattamenti, mentre i tatuaggi amatoriali richiedono 3-5 trattamenti ,distanziati circa 1 mese e mezzo / 2 mesi l'uno dall'altro. Il numero delle sedute dipende dalla quantità e dal tipo di inchiostro usato, nonché dalla profondità dell'inchiostro nella cute. Solo nei casi più resistenti, si può arrivare a trattare il medesimo tatuaggio per 10 o più sedute consecutive, ma fortunatamente questi rappresentano il 3-5 per cento della totalità dei tatuaggi trattati.